Uno, nessuno, centomila

Oggi pomeriggio al Melbookstore di Roma nel reparto dedicato all’usato, c’era un tipo che adorava David Foster Wallace: ne parlava come di una droga di cui a volte aveva bisogno, non ha letto subito tutti i suoi libri (5, di cui 3 pubblicati in Italia per Minimum fax) per diluirne il piacere nel tempo e per di più ha confessato di aver pensato di tatuarsi il suo nome su un fianco. Può sembrare pazzesco, e probabilmente lo è anche, ma in realtà mentre lo sentivo parlare, era simpatico, quello che mi stupiva era sapere esattamente cosa avrebbe detto, quali altri autori mi avrebbe citato (Dave Eggers, Raymond Carver, Donald Barthelme) e che alla fine sarebbe uscita fuori la sua vena di scrittore, aveva persino la ragazza che un tipo simile dovrebbe avere. Conosco altri tipi come lui, di cosa si tratta: omologazione intellettuale? Assimilazione? Incapacità di distaccarsi dal modello? Voglia di identificarsi?
Magari è solo che non amo il post-moderno, qualsiasi cosa sia.

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6 risposte a Uno, nessuno, centomila

  1. vega freethought scrive:

    Più che omologazione intellettuale, sono veri e proprio paraocchi!
    Oltretutto, ritengo che questo tipo di persona abbia un animo arido, altrimenti non mi spiego il bisogno di associare i propri gusti a quelli di una categoria ben precisa: sembra quasi che lo facciano perché non hanno gusti propri! Non sanno giudicare né scegliere! Una persona che abbia un animo ricco di certo non rientra al 100% in una categoria… fino al punto da sembrare prevedibile, no? Poveracci, non li invidio ;)

  2. Giorgio Bestites scrive:

    ammiro la tua passione!

  3. Dino Nosinfo scrive:

    Io ho letto “Consider the Lobster” in originale… Bellissima!

  4. seia scrive:

    Potrebbe essere: hai una maglietta con un enorme topo giallo davanti? Quella non me la dimenticherò mai. :-)

  5. Mholden scrive:

    Bellissimo questo post! Cazzo, allora m’hai incontrato a me (ma giuro che leggo un sacco di altre cose)

  6. utente anonimo scrive:

    Esiste anche il mito dello scrittore, e spesso, si incontrano personaggi che ne sono vittima. Sospetto che ultimamente sia un po’ come fare la velina… si tralascia spesso la fatica dello scrivere, l’impegno attraverso le lettere e la punteggiatura, che ti lega al lettore in un patto di reciproco rispetto, si tralascia la missione che si accompagna allo scrivere, che è quella di aprire finestre sul mondo. E si dimentica spesso, chi è solo preda del mito, che scrivere è un po’ come vivere… si prova dolore, si sfasciano famiglie, si gira il mondo con occhi diversi, si ascolta la gente come vampiri, ci si spezza la schiena… ma i miti, si sa, consrvano solo ciò che la Storia permette loro di rappresentare: la gloria, la fama, il successo. Stai bene. A presto. Cyrano.

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