Oggi pomeriggio al Melbookstore di Roma nel reparto dedicato all’usato, c’era un tipo che adorava David Foster Wallace: ne parlava come di una droga di cui a volte aveva bisogno, non ha letto subito tutti i suoi libri (5, di cui 3 pubblicati in Italia per Minimum fax) per diluirne il piacere nel tempo e per di più ha confessato di aver pensato di tatuarsi il suo nome su un fianco. Può sembrare pazzesco, e probabilmente lo è anche, ma in realtà mentre lo sentivo parlare, era simpatico, quello che mi stupiva era sapere esattamente cosa avrebbe detto, quali altri autori mi avrebbe citato (Dave Eggers, Raymond Carver, Donald Barthelme) e che alla fine sarebbe uscita fuori la sua vena di scrittore, aveva persino la ragazza che un tipo simile dovrebbe avere. Conosco altri tipi come lui, di cosa si tratta: omologazione intellettuale? Assimilazione? Incapacità di distaccarsi dal modello? Voglia di identificarsi?
Magari è solo che non amo il post-moderno, qualsiasi cosa sia.
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Esiste anche il mito dello scrittore, e spesso, si incontrano personaggi che ne sono vittima. Sospetto che ultimamente sia un po’ come fare la velina… si tralascia spesso la fatica dello scrivere, l’impegno attraverso le lettere e la punteggiatura, che ti lega al lettore in un patto di reciproco rispetto, si tralascia la missione che si accompagna allo scrivere, che è quella di aprire finestre sul mondo. E si dimentica spesso, chi è solo preda del mito, che scrivere è un po’ come vivere… si prova dolore, si sfasciano famiglie, si gira il mondo con occhi diversi, si ascolta la gente come vampiri, ci si spezza la schiena… ma i miti, si sa, consrvano solo ciò che la Storia permette loro di rappresentare: la gloria, la fama, il successo. Stai bene. A presto. Cyrano.
Bellissimo questo post! Cazzo, allora m’hai incontrato a me (ma giuro che leggo un sacco di altre cose)
Potrebbe essere: hai una maglietta con un enorme topo giallo davanti? Quella non me la dimenticherò mai.
Io ho letto “Consider the Lobster” in originale… Bellissima!
ammiro la tua passione!
Più che omologazione intellettuale, sono veri e proprio paraocchi!
Oltretutto, ritengo che questo tipo di persona abbia un animo arido, altrimenti non mi spiego il bisogno di associare i propri gusti a quelli di una categoria ben precisa: sembra quasi che lo facciano perché non hanno gusti propri! Non sanno giudicare né scegliere! Una persona che abbia un animo ricco di certo non rientra al 100% in una categoria… fino al punto da sembrare prevedibile, no? Poveracci, non li invidio