Dimmi se ti piace

Stamattina su I Miserabili di Giuseppe Genna – di cui ho letto proprio in questi giorni Catrame, un polizesco davvero ben scritto – leggo un pezzo, senza dubbio molto evocativo, a proposito di Collateral, l’ultimo film interpretato da Tom Cruise. E mi viene in mente un aneddoto raccontato da Paolo Nori in un suo libro – non ricordo quale – e citato anche in suo intervento durante il XVIII Seminario di aggiornamento per docenti di lingua italiana nelle Scuole secondarie superiori della Baviera, ad Orvieto.

Riporto letteralmente:
“Boris Elckenbaum era un formalista russo che negli anni 20 del 900 lui studiava moltissimo, gli piaceva da matti la letteratura. Lui Boris Elckenbaum negli anni 20 del 900 lui passava le sue giornate nelle biblioteche a leggere e a scrivere a elaborare teorie sulla letteratura, teorie mica stupide tra l’altro, fatte bene, scritte bene che si capiscono era uno che sapeva il fatto suo Boris Elckenbaum solo aveva un difetto, aveva una malattia segreta Boris Elckenbaum talmente segreta che anche lui fino a un certo punto non lo sospettava neanche di esser malato. Se n’è accorto una sera del 26 che i suoi studi, la sua passione per la letteratura gli avevano fatto contrarre una malattia grave e pericolosa, il primo caso al mondo. Una sera di novembre del 26 Boris Elckenbaum è tornato a casa dalla biblioteca. Come va? Gli ha chiesto sua moglie Tatiana, Cosa hai fatto oggi? Va, bene gli ha risposto Boris Elckenbaum oggi ho letto “I Demoni” di Dostoevskij. Ah! gli ha detto sua moglie Tatiana lo volevo leggere anche io, com’è? Se seguiamo la nota classificazione di Otto Ludwig ha detto Elckenbaum “I Demoni” è un tipico esempio di racconto scenico, se seguiamo la nota classificazione di Otto Ludwig. Cosa? gli ha chiesto a Elckenbaum sua moglie Tatiana. È un tipico esempio di romanzo dell’800 le ha detto Elckenbaum a sua moglie Tatiana, sincrepito, in cui la narrazione si orienta verso la forma epistolare, ora verso la forma delle memorie, ora verso la forma del bozzetto descrittivo. Come? Gli ha chiesto la moglie Tatiana a Elckenbaum. È un opera “I Demoni” di Dostoevskij in cui Dostoevskij usa la tecnica del rallentamento, del concatenamento e della saldatura di materiale eterogeneo. Sviluppa e collega gli episodi, crea nuclei diversi, porta avanti intrecci paralleli, ha detto Elckenbaum a sua moglie Tatiana. Sì, ma gli ha detto a Elckenbaum sua moglie Tatiana com’è questo romanzo Bello? Brutto? Cosa! Gli ha chiesto Elckenbaum. E’ bello o è brutto “I Demoni” di Dostoevskij. Beh gli ha risposto Elckenbaum è un tipico esempio di romanzo dell’800 e per tanto diversamente dalla novella, che è un problema di impostazione di un’equazione a un’incognita “I Demoni” è un problema su regole diverse risolvibile con l’aiuto di un intero sistema di equazioni a più incognite gli ha detto Elckenbaum a sua moglie Tatiana. Ma la moglie Tatiana non era mica tanto contenta di questa risposta. Ma è bello o è brutto? Gli ha chiesto difatti a Elckenbaum sua moglie Tatiana. Ecco ha detto Elckenbaum è un romanzo questo I Demoni di Dostoevskij, il cui momento culminante risiede tipicamente in un punto collocato ben prima della fine, diversamente dalla novella ha detto Elckenbaum, che per la sua stessa essenza accumula tutto il suo peso verso la fine, in cui la fine spinge per così dire tutto il resto. Boris, gli ha chiesto Tatiana a suo marito lo devo leggere questo romanzo di Dostoevskij oppure no! Mi consigli di leggerlo oppure no! Ecco, noi formalisti ha detto Elckenbaum a sua moglie Tatiana parliamo e possiamo parlare solamente di alcuni principi retorici che non ci sono stati suggeriti da questo o quel sistema metodologico, estetico bello e pronto ma dallo studio del materiale concreto nelle sue specifiche peculiarità. Ecco ha detto Elckenbaum, un po’ confondendosi, a sua moglie Tatiana; la quale moglie Tatiana ha scosso la testa: “ cosa studi tanto a fare “ ha detto delusa a suo marito, poi si è voltata, si è diretta in cucina “è pronto il Borsch” gli ha detto “vieni che si raffredda”! NO, ma gli ha detto Elckenbaum seguendola in cucina, l’elemento estetico è uno degli approdi futuri del metodo normale. I nostri avversari e molti dei nostri seguaci non tengono conto di questo fatto, Tatiana! Tatiana dal canto suo ha scosso la testa, non gli ha neanche risposto. E’ stato in quella fredda sera di novembre del 26 che la sindrome di Elckenbaum ha fatto la sua prima vittima, il noto critico formalista Boris Elckenbaum che con tutta la sua notorietà e la sua scienza non era neanche capace di dire a sua moglie se il romanzo che aveva appena letto era bello o era brutto…”.

Adesso, io mi sento molto vicina allo stato d’animo di Tatiana Elckenbaum, perché vorrei sapere da Genna, e questo vale in generale per chiunque parli o scriva di un libro, di uno spettacolo teatrale o di un cd musicale, se il film (e quindi il libro o lo spettacolo teatrale o il cd musicale), secondo loro che ne parlano, è bello o brutto. Non ci vuole poi molto, e non ditemi che è questioni di gusti: uno lo deve sapere se gli è piaciuto o meno.

14 Commenti a “Dimmi se ti piace”

  1. Credo che a Genna sia piaciuto molto. ;)

  2. AleRooTs scrive:

    Il libro (o il film, o lo spettacolo ecc.), tu può piacere o non piacere.
    Ma in mezzo ci sono infiniti altri stadi (ne apprezzi un lato ma non ti coinvolge, interessante ma non fa per me, culturalmente nullo ma mi sono divertito…), e non sempre si può far pendere la bilancia da una parte o dall’altra…

  3. AleRooTs scrive:

    E oltre a ciò io non credo che la mente possa funzionare lungo un’unica dimensione; in qualsiasi proiezione si perde contenuto informativo.

  4. seia scrive:

    - davide: quindi per te gli è piaciuto? Devi saper leggere tra le righe meglio di me .-)

    - AleRooTs: tutti gli esempi che tu hai citato, sebbene non preusppongano una netta presa di posizione nel giudizio su qualcosa, sono comunque lampanti nel loro significato, nessuno si scaglia contro un giudizio articolato – anzi – ma se si parla di qualcosa è bene che si capisca cosa si vuole dire, non credi?

  5. AleRooTs scrive:

    Sono completamente d’accordo con te, ho fatto quelli esempi solo per sotolineare la non esaustività del giudizio mi piace/non mi piace.

    Il mio problema è che quando ho provato a muovere delle critiche alla (eccessiva?) (fino all’incomprensibilità?) complessità delle recensioni di Giuseppe Genna, è finita a pesci (dialettici) in faccia, quindi ora sono un po’ guardingo questo argomento :-)

  6. AleRooTs scrive:

    Sicuro di non fare torto all’autore, riporto un frammento della conversazione via mail seguita alle “incomprensioni” a cui accennavo qui sotto, secondo me significativo e esplicativo del Genna-pensiero.

    (riferito a ‘I Miserabili’)
    “E’, più che altro, un laboratorio mentale in cui uno scrittore riflette su problemi interni alla scrittura e al suo rapporto con il mondo. Lì ogni giudizio è complicato a priori, poiché la facilità è una porta larga attraverso cui passa il condizionamento di massa”

  7. seia scrive:

    Uhm, naturalmente non condivido assolutamente il punto di vista di Genna, non è la facilità ad essere una porta larga attraverso cui passa il condizionamento di massa, ma piuttosto la semplificazione. Ritenere i discorsi sulla scrittura, o sulle poetiche, complicati per partito preso, mi sembra un esercizio di retorica molto snob. Il discorso sarebbe lungo, e poi ognuno sul suo sito scrive come vuole e parla di ciò che vuole, certo accettare punti di vista diversi non sarebbe male ,-)

  8. Dust scrive:

    col tempo sono arrivato a una conclusione definitiva sulla famosa questione “gli è piaciuto sì o no (al critico)”: non me ne frega niente. Quello che mi aspetto è che mi dica qualcosa che non sapessi già prima e che non siano noiosi dettagli ipertecnici o banalità sugli attori. In sostanza: è il critico che deve piacermi, Diverso è il caso di chi ho attorno (v. Tatiana): può dire quello che gli pare, a patto che non si spacci per critico – allora ricadiamo nel caso precedente. Io stesso mi sento libero di pronunciare frasi del tipo “il solito film francese segaiolo” e simili, appunto perché non sono un critico. In compenso, mentre non odierò un critico per la stroncatura che so, di “Kill Bill”, posso accoltellare per lo stesso motivo un amico. Cuique suum

  9. utente anonimo scrive:

    Eh, ti capisco anche io potrei randellare chi mi critica Salinger, per esempio, ma poi mi ripeto come un mantra che bisogna pazientare perchè non tutti sanno quel che dicono :-)

  10. utente anonimo scrive:

    comunque il pezzo di Nori è dentro Gli Scarti, che peraltro ho finito la settimana scorsa.
    :)

  11. seia scrive:

    Non mi andava di cercarlo in tutti i libri: lo so è poco serio :-)

  12. lizaveta scrive:

    Chissà perchè la chiarezza viene confusa con la semplificazione.
    Forse che educare il popolino (vedi me stessa) a comprendere sia un esercizio di bassa manovalanza?
    O forse chissà la mente si incastra, perdendosi, nei suoi stessi meandri?

  13. utente anonimo scrive:

    - lizaveta: vorrei propendere malignamente per la seconda ipotesi, ma non credo che sia così. :-)

  14. [...] letto era bello o era brutto, pezzo che sta dentro un libro di Paolo Nori, e che sta pure dentro un post di Seia (per fortuna, eh, così è anche più facile da leggere), poi però ho pensato Meglio di no, va’, [...]

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