Il filo del rasoio

Il premio nobel per la letteratura (2001) Vidiadhar S. Naipaul nel suo libro più famoso, La metà di una vita, rende omaggio a William Somerset Maugham, dando il suo nome al protagonista del libro (William Somerset Chandran) e suggerendo che Chadran sia il figlio dell’uomo, incontrato da Maugham in uno dei suoi molti viaggi, a cui lo scrittore inglese s’ispirò per l’indimenticabile ritratto di Laurence (Larry) Darrel ne Il filo del rasoio. Del resto Maugham usava dire di non poter “passare un’ora in compagnia di una persona senza ricavare il materiale per scrivere almeno un racconto”; dunque l’ipotesi che Larry possa essere un personaggio “reale” non è inverosimile. E nel caso Naipaul abbia ragione, certamente il vero Larry sarà stato un individuo assai incredibilmente affascinante, visto che – insieme al Gaugin de La luna e sei soldi – Larry Darrel è l’unico protagonista maschile mai concepito da Maugham, scrittore che ha sempre preferito regalare ai suoi lettori indimenticabili figure di donna. E, anche sulla pagine, Larry Darrel è un personaggio sfaccettato nonché interessante: un eterno sognatore che non esita ad abbandonare la futura moglie, l’invidiabile posizione sociale, la mondanità e l’agiatezza per assecondare il proprio bisogno di conoscenza. Larry è dunque un personaggio inquieto, ribelle; che con il suo prepotente bisogno di misticismo anticipa di un decennio l’avvento della beat generation, con la moda dell’esotismo a ogni costo e della “fuga” (in India, o comunque generalmente in Asia) finalizzata alla ricerca di se stessi. Interagiscono con questa figura di “aspirante asceta” una sfilza di personaggi che “balzano dalla pagina” – la fidanzata abbandonata Isabel, Elliot lo zio snob devoto alla mondanità, Sophie l’amica squisitamente autolesionista – che tuttavia, pur essendo caratteri, finiscono per soccombere ogni volta davanti alla statura umana di Larry: mondano tra i ricchi, operaio tra gli operai, anacoreta in mezzo ai santoni, ma sempre se stesso, dotato di una solidità invidiabile pur nella sua mancanza di certezze che lo spinge, incessantemente, a esplorare il mondo esterno e quello suo interiore. L’autore si serve abilmente dei comprimari per mostrare i cambiamenti occorsi in Europa e negli Stati Uniti negli anni tra le due guerre mondiali: nelle fortune e sventure della famiglia di Isabel rivive l’America della Grande Crisi economica, con le sue illusioni di gloria e di potere e i sogni infranti; e nella progressiva decadenza del prestigio dell’affascinante zio Elliot si specchia il dramma di un’Europa che cede il passo al nuovo mondo sulla scena politica e sociale. Il filo del rasoio è quindi anche un pregevole affresco di un’epoca ove si scontrano due mentalità: quella disinteressata e mistica di Larry, alla ricerca di risposte e di lenitivi per le ferite morali riportate durante la Grande Guerra e quella edonistica, capricciosa e mondana di Isabel, cinica e materialista, a cui nemmeno l’amore darà la forza di vincere il demone dell’ambizione. Erede del romanzo d’appendice francese – nelle sue versioni più “alte” e sofisticate – e dei romanzi sociali inglesi, Il filo del rasoio racconta una società vittima dei pregiudizi di classe che viene attaccata dal suo interno da figure coraggiose che si ribellano al conformismo e alla azione coercitiva dei doveri sociali, dell’immagine, della mondanità. Larry si pone quindi fuori dalla società e dai suoi schemi ipocriti perché è riuscito a camminare lungo quel filo che porta alla verità (o meglio: a una sua verità); ma egli sarà l’unico tra i personaggi di questa storia a scoprirla, coerentemente con la frase delle Upanishad* che Maugham ha messo in epigrafe al libro: “Difficile è il passo sul filo tagliente di un rasoio: così i saggi dicono che ardua è la via della salvezza”. E la superiorità del carattere di Larry è così evidente che, ogni volta che torna nel mondo che ha lasciato, funge da catalizzatore per tutti gli altri personaggi: che, sempre ansiosi di ritrovarlo, rimangono ipnotizzati dal suo fascino esotico e dall’aura di spiritualità che lo accompagna.

Come spesso accade nei suoi libri è lo stesso Maugham ad introdurre il lettore al romanzo che sta leggendo e a metterlo ironicamente in guardia dalle pagine che seguiranno: “Lo chiamo romanzo – scrive – perché non saprei come chiamarlo altrimenti. La storia che ho da raccontare non è gran cosa, e non termina con una morte né con un matrimonio”. In effetti la storia sembra “senza finale”, così come non ha un inizio ben preciso e nemmeno si svolge in maniera consueta. Raccontata in sette parti – e Maugham, con un certo spirito, sostiene ad un certo punto che il lettore può senza timore saltare il sesto capitolo perché non necessario alla comprensione dei fatti – la vicenda è descritta da un narratore che pesca nei suoi ricordi gli avvenimenti e li racconta direttamente al lettore, per cui l’azione non si svolge quasi mai nel momento in cui se ne leggono gli sviluppi, ma è accaduta sempre in altri tempi e in altri luoghi. Uno stratagemma di cui Maugham si serve per sottolineare ogni stralcio di narrazione con appunti e notazioni a margine, sovente facendo ricorso al suo leggendario umorismo e alla tagliente ironia che caratterizza ogni sua opera. Nel corso del libro, occasionalmente Maugham incontra Larry, Isabel, alcuni suoi conoscenti e lo zio Eliott e conversando con loro rievoca stralci del viaggio iniziatico di Larry: prima nel nord della Francia, poi in Germania e infine in India tra gli adoratori di Brahma. Il filo del rasoio, nella nuova edizione Adelphi impreziosita dalla eccellente traduzione di Franco Salvatorelli, contiene tutti gli elementi che hanno reso contribuito alla fama dello scrittore inglese: l’accattivante scenografia esotica, lo stile terso e scorrevole, la vivacità dei dialoghi. E ancora: la grande abilità nella gestione dei personaggi sostenuta da una profonda e disincantata conoscenza dell’animo umano, l’ironia sferzante ma sottile – quel tanto che basta da conservare sempre un pizzico di levità – e quella sapiente assimilazione (che non diventa mai scopiazzatura ma viene rielaborata in chiave personalissima) del naturalismo di Guy de Maupassant o Gustave Flabert, unito ad un cinismo che vivacizza il contesto borghese, ove l’ipocrisia è sovrana. Il filo del rasoio è un romanzo assai tardo nella carriera di William Somerset Maugham che ormai settantenne comincia a porsi il problema della fede, della religione e della spiritualità, e al di là dell’apparente spregiudicatezza, Maugham non declina sentenze né prende posizioni: egli, si badi bene, racconta semplicemente una storia e lascia che, quanto al resto, sia il lettore a trarre le conseguenze.

*

Presso la religione induista, le Upanishad sono scritture sacre nelle quali vengono insegnate sia la meditazione che la filosofia e fanno parte delle Shruti, o scritture post-vediche. Le Upanishad sono i commentari ai Veda, loro fine putativa ed essenza.

da Stilos, dicembre 05

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20 risposte a Il filo del rasoio

  1. seia scrive:

    Io non ho la minima idea di cosa stiate parlando per cui mi chiamo fuori.
    In ogni caso per vedere un film tratto da “E mori con un felafel in mano”, il libro più disgustoso della storia della letteratura, mi dovrebbero dare davvero tanti solid!

  2. diderot scrive:

    ma anche nel film citato da melpunk, all’inizio e alla fine.

  3. mauro scrive:

    la canzone dei stranglers è finita nel film the snatch (ottimo film)

  4. utente anonimo scrive:

    seia:

    stranglers, formazione anni 80 famosa tra l’altro per aver inciso golden brown, la canzone appunto preferita da pigadev. mi pare che quela canzone fosse finita anche nella colonna sonora di un film, mi pare che fosse e morì con un felafel in mano, mi pare. cu cu cu cu cu

    mel

  5. seia scrive:

    Desistere è liberatorio (e la mia battuta era notevole diciamolo :-) )

    mel: chi sono gli stranglers? :-)

  6. utente anonimo scrive:

    seia: invece a ottuagenario parmegiani piace solo la musica dance anni 70. non lo scolli da lì.

    mel

  7. utente anonimo scrive:

    seia: ci provo ogni tanto, ma lui ha gusti precisissimi ristrettissimi in fatto di musica (come di letture). sopra ogni cosa ama una canzone degli stranglers. l amette di continuo.

    mel

  8. lafondazione scrive:

    Desistere è magnifico.

  9. seia scrive:

    lafondazione: grazie!

    mel grazie pure a te, a pigadev e a tutti i tuoi strani parenti. Certo se facessi ascoltare a pigadev il jazz sarebbe meglio :-)

    a.: sono brava e più che fidanzata, e mi pare che lo si sapesse già no? A volte è meglio desistere, desistere, desistere :-)

  10. utente anonimo scrive:

    Un uccellino mi ha detto di questo posto: sono colpito. Sei brava si. Quante doti nascoste? Adesso diventa più difficile desistere. A.

    ps

    Il nero ti dona parecchio, sai.

  11. utente anonimo scrive:

    lafondazione: seia è bravissima

    seia: si è tutta colpa di pigadev a furia di accompagnarlo nelle sue canzoncine poi rimangono in mente

    mel

  12. lafondazione scrive:

    Ho letto alcuni tuoi articoli su Stilos.

    Sei brava.

  13. seia scrive:

    And: che c’è non approvi? :-)

    Mel: a parte che non ho la minima idea di dove sia olu deniz, ma soprattutto sono tanto preoccupata per te e Pigadev o chiunque altro ci sia lì! :-)

  14. melpunk66 scrive:

    seia carissima,

    nel frattempo ho deciso, continuo a leggere ma poco e mi trasferisco a olu deniz a vendere canne da pesca.

    no, la pesca non mi piace, peferisco la percoca, ma che di colore sia carioca, carioca come teeeeeeeee!!! paraponzi ponzi po’. uhhh uu yuuhuuuuu clap clap stai zittoooo che schifooo torna a casaaaa.

    chiedo umilmente scusa!

    melpunk

  15. glenn63 scrive:

    La saggiaSeia…

    saluti

    and

  16. utente anonimo scrive:

    Che cattiva, Seia. Come ogni vera femme fatale. Ma con quella bocca puoi dire quello che vuoi. J. :-)

  17. seia scrive:

    Joe, diciamo che dovresti cambiare diletto e oggetto anche :-)

  18. utente anonimo scrive:

    Sul filo del rasoio

    sei tu quella che voglio

    bella e intelligente

    il resto conta niente.

    Piaciuta? Mi diletto ;-) Joe

  19. seia scrive:

    Ecco, te la sei cantata e te la sei sonata, a me non resta a che salutarti besos mel :-)

  20. utente anonimo scrive:

    è sorprendente: i libri a tema nei tuoi posto sono sempre libri che non ho letto. per un motivo o per l’altro. allora mi viene voglia di leggerli. ma poi non ci riesco, perché ho poco tempo e molti libai da leggere. allora poi mi deprimo perché mi dico ma quanti libri sto perdendo. ma poi mi dico, ma perché rosicare, è impossibile stare dietro a tutto. me poi mi dico. da domani smetto

    saluti

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