Eva contro Eva*

Uno degli aforismi più famosi di Oscar Wilde recita che “la felicità di un uomo ammogliato dipende dalle donne che non ha sposato” e non faccio fatica a crederci. 

Se c’è un libro che mi sento di condividere in ogni singola parola o intenzione (a eccezione del Giovane Holden) quel libro è Little Tales of Misogyny di Patricia Highsmith, una raccolta di racconti sulle donne e forse contro le donne, scritto nel 1974 e tradotto in italiano da Marisa Caramella per “La Tartaruga edizioni” nel 1984, con il titolo di Piccoli racconti di misoginia

In queste diciassette narrazioni Patricia Highsmith schiera un piccolo esercito di donne insopportabili – logorroiche, bugiarde, vanitose, patetiche e irritanti; mogli, amanti, madri, figlie, ballerine – a cui riserva fini miserevoli e crudeli come punizione per le loro malefatte. Il modo stesso in cui le presenta – già dai titoli dei racconti: “La donna oggetto”, “La signorina perfettini”, “La puttana patentata, ovvero la moglie” – e ne descrive le gesta è una condanna senza appello: le fucila una a una, come il più spietato dei plotoni di esecuzione ricorrendo all’ironia, al freddo sarcasmo, al commento caustico. Ma chi potrebbe asserire che non se lo meritino? Sono donne odiose, vittime per vocazione o carnefici per piacere, petulanti come solo le donne sanno essere. 

Questa piccola bottega di orrori femminili è raccontata con lo stile spietato di sempre, ancora più asciutto e affilato, privo di misericordia. La penna è intinta nel veleno e la voce narrante è divertita e compiaciuta dallo spettacolo osceno di queste donne che nell’arco di appena tre o quattro pagine si rivelano dei mostri e poi vengono eliminate. 

Pensando che c’è solo una donna protagonista di un romanzo di Patricia Highsmith, quella del Diario di Edith (1975), sembrerebbe che la scrittrice soffra davvero di misoginia e che il suo odio per le sue colleghe sia senza speranza. Eppure come scrive Luisa Muraro nella postfazione al volume, l’autrice: “non ama le debolezze delle donne, non vezzeggia le loro infermità storiche. La sua misoginia è diretta a chi fa un cattivo servizio alle sue simili giocando al ribasso”. 

Un consiglio: leggete questo delizioso libello della Highsmith e poi passate senza indugi Uomini che non ho sposato di Dorothy Parker (trad. Ileana Pittoni p.154, € 13.50, La Tartaruga, 2006): una carrellata di uomini (in compagnia di qualche donna) che sarebbe il caso di evitare. Per ripristinare l’equilibrio.

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Grazie ad Alberto per il titolo

17 Commenti a “Eva contro Eva*”

  1. gabriella scrive:

    Patricia Higsmith è una delle mie scrittrici preferite, tutti i suoi romanzi sono veri gioielli. Solo chi soffre di miopia letteraria può considerarla (come purtroppo spesso avviene) riduttivamente come “autrice di thriller”. Il “Diario di Edih” è straziante. Questo libro di cui parli tu oggi mi era sfuggito, grazie della preziosa segnalazione, vedrò di provvere al più presto. E poi, mi piace molto l’idea della postfazione di Luisa Muraro

  2. vincenzillo scrive:

    … aggiungo anche questo, mi titilla. Ma basta!

  3. La Highsmith è maestra nel dipingere donne insopportabili e farne giustizia, basti pensare ad “Acque profonde”. Leggenda vuole che una femminista le abbia domandato: “Perché, signora Highsmith, lei nei suoi libri maltratta così le donne”? E pare che lei, la Highsmith, abbia risposto: “Perché se lo meritano”.

  4. gabriella scrive:

    Io sono convinta che la Highsmith non fosse misogina ma che ce l’avesse (e giustamente) con un certo tipo di donne. La riprova (libresca, perchè solo su questo posso basarmi) sta, secondo me, nel “Diario di Edith”, un libro decisamente “dalla parte di lei”, pieno di umana pietà per la protagonista.

  5. laspostata scrive:

    Inoltre la Highsmith nel 1952 ha pubblicato con uno psuedonimo un bellissimo romanzo d’amore lesbico, intitolato “Carol” (portato in Italia nel 2001 grazie alla Bompiani) in cui non sembra affatto misogina, anzi. Pubblicato con uno pseudonimo, non è un thriller quindi è un po’ una mosca bianca nella sua bibliografia, ma lo consiglio anche ai più incalliti “giallisti”;).

  6. Se è per questo, ha pubblicato anche “Idilli d’estate”, che thriller non è, anche se inizia con un morto ammazzato; e che è piuttosto un “romanzo corale di formazione”, peraltro assai bello.

  7. seia scrive:

    Vince: cercherò di parlare di bei libri di propagande politica, così per un po’ ti disintossichi :-)

    gabriella: il mini-saggio della Muraro alla fine del libro è davvero interessante e come ho anticipato spiega proprio come la Highsmith in realtà non sia misogina – termine coniato dai greci in riferimento solo ed esclusivamente all’odio degli uomini verso le donne e mai riguardante le donne contro le donne – ma che si tratti piuttosto di quella repulsione “che si può provare davanti alla misera figura che si affaccia allo specchio e pretende di essere la tua immagin. Lo è in efetti perché quella è la tua simile, se niente di meglio trova specchiamento”. Io in presenza di certi atteggiamenti o modi di essere femminili, provo un profondo senso di vergogna per la loro condotta di faastidio per dover condividere con loro l’appartenenza di genere. E’ qualcosa di simile all’odio, alla misoginia, è la strenue volontà che nessuno possa nemmeno lontanamente paragonarmi a costoro. E mi pare curioso che questa sia una cosa molto femminile e non anche maschile, forse perché noi sosteniamo e sopportiamo più luoghi comuni, stereotipi, generalizzazioni. Fatto sta che nessun uomo mi è mai stato odioso quanto riescono ad esserlo le donne :-)

    laspostata: segno il suggerimento! Sulla misoginia vedi sopra :-)

    Davide: Idilli d’estate non me lo ricordo eppure l’ho letto non molto tempo fa, mi sa che non mi aveva preso particolarmente. Altri libri della Highsmith invece li ricordo benissimo anche a distanza di anni, a parte Il talento di Mr Ripley, mi è piaciuto moltissimo Vicolo cieco, molto ben congegnato, uno straordinario romanzo sul senso di colpa e i meccanismi d’identificazione. Non per nulla la Highsmith è amatissima da Hitchcock, da Chandler e Greene.

  8. gabriella scrive:

    Seia, d’accordo su tutto. Tranne su un punto: io direi non “quanto riescono ad esserlo [odiose] le donne” ma “certe donne” (ma forse stiamo dicendo entrambe la stessa cosa). Se poi quando ci capita di avere a che fare con donne nelle quali non ci riconosciamo la nostra avversione è fortissima, questo succede io credo perchè l’intensità della nostra avversione è proporzionale al nostro desiderio/bisogno di differenziarci.

  9. Re Cremisi scrive:

    Essendo un noto misogino mi procurerò con piacere questo libro che, tra l’altro, mi dicono essere un manifesto minimalista.

  10. seia scrive:

    Gabriella: in effetti mi pare che siamo d’accordo :-)

    King: e io che pensavo che tu amassi le donne!

  11. andrea scrive:

    Bel libro e immenso aforisma…
    and

  12. barbara68 scrive:

    acc, Seia, come al solito mi fai attrarre da un libro, che potrò forse leggere tra 25 anni visto che il cumulo di libri di cui nevroticamente magari lascio la lettura incompiuta. Per quanto riguarda quel tipo di donne penso che siano invise più ad altre donne che ad uomini. Credo pessimisticamente che i loro modi paghino ancora molto e molto.

  13. seia scrive:

    Guarda Barbara, quando leggerai il libro (ci vuole meno di un’ora, è cortissimo) ti accorgerai che donne così non potrebbero piacere a nessuno.
    Invece gattemorte, sdilinquite, scemotte, fashion-victims, casalinghe irreprensibili invise alle donne potrebbero piacere a molti uomini, ma qui ci addentriamo nel campo della sociologia spicciola, e quasi sempre veritiera :-)

  14. barbara68 scrive:

    mi rendo conto che abbiamo una diversa idea della letteratura (ma la letteratura è composta da molti e molti modi diversi di fare letteratura, e altrettanti di intenderla, ma su questo ne sai più di me). Io tendo a non fare una grande distinzione tra la vita e la letteratura, non posso concepire quest’ultima come un campo autonomo, per me è sempre legata alla realtà, nè credo che nelle cosiddette pubblicazioni scientifiche non c’entri l’immaginazione o la narrazione. chissà, forse un giorno ne discuteremo con più agio da Bibli, si chiama così quella libreria dalle magnifiche torte?

  15. Barbara, sì, si chiama così :) )))

  16. Re Cremisi scrive:

    Io amo le donne!
    A piccole dosi, però…

  17. [...] io non l’ho neanche finito, perché sebbene trattasi di libro consigliato a sua volta da una persona di fiducia, www. La verità è che da oggi mi fido un po’ meno. Questa recensione è incompleta, ma [...]

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