Orazio ha proposto un sondaggio in cui chiede ai suoi lettori di scegliere i tre migliori romanzi italiani degli ultimi quindici anni (dal 1992 ad oggi, dunque. Lo specifico perché nelle risposte spesso non si è considerato questo limite. E sono stati persino candidati libri di racconti).
Gli interventi sono già sostanziosi e dalle risposte dei partecipanti si cominciano a individuare dei probabili vincitori.
Io non condivido quasi nessuna delle preferenze accordate (non che la cosa sia indispensabile, naturalmente) e addirittura non ho partecipato davvero al sondaggio perché non sono riuscita a trovare tre titoli che mi soddisfacessero – in fondo la questione dovrebbe riguardare forse i tre titoli migliori in assoluto e non i preferiti di ciascuno – ma soprattutto perché sono convinta che in nessun caso sia possibile stabilire in un lasso di tempo così esiguo se un libro rimarrà nella storia, né che sia facile determinarne l’importanza prima che venga storicizzato e metabolizzato dal sistema culturale e mediatico (e senza esprimere giudizi di sorta sul libro, sono rimasta per esempio sorpresa dall’indicazione di Rio di Leonardi Colombati che è uscito da appena due settimane).
Su invito di Orazio, ho buttato solo là Gli scarti di Paolo Nori, perché il mio intuito mi dice che sarà un libro di cui si parlerà anche tra qualche anno, ma non so. Naturalmente mi sono in venuti in mente alcuni libri che mi sono piaciuti molto da Orchestra Tramonti di Alberto Ragni a Tre sono le cose misteriose di Tullio Avoledo sino a Seta di Alessandro Baricco, da Romanzo Criminale di Giancarlo De Cataldo (ma il suo libro più bello per me rimane una raccolta di racconti Teneri assassini) a Gli uomini che non si voltano di Gaetano Savatteri a Una granita di caffè con panna di Alessandra Lavagnino.
In realtà quindici anni sono pochi in letteratura e poi mi chiedo, ha senso escludere Maurensig, Piersanti, Camilleri, De Carlo, De Luca, autori che hanno caratterizzato questi quindici anni anche se a me non piacciono da impazzire? Il criterio di selezione quale dovrebbe essere? In una visione così poco ampia nessuno spicca e anche quando spicca la gloria è evanescente, legata al momento, basata sul poco che ora di quel libro si può dire.
E’ solo un gioco, lo so. Ma io gioco sempre seriamente. E poi questo sondaggio mi serve in realtà anche per riflettere in generale sui giudizi espressi ogni giorno sui libri, sulla musica, sull’arte tutta: si dimentica spesso che si giudica qui e adesso, si possono intuire delle possibilità certo, ma nessuno ha la certezza di cosa resterà. Che senso ha parlare di capolavori, libri importanti, rivoluzioni, capisaldi riferendosi a libri pubblicati da meno di trent’anni? Io poi mi spingerei oltre i trenta, ma già così tagliamo le gambe a molti capolavori annunciati (e non ancora mantenuti?). E la questione, da approfondire, mi pare più delicata per la letteratura italiana, dove il tempo pare dilatarsi, tutto accade lentamente, i movimenti si susseguono al ritmo delle ere glaciali quando semplicemente non svaniscono nel nulla, le tendenze si rincorrono tra loro, mescolandosi senza annullarsi a vicenda, coesistendo per decenni anche.
Sia chiaro che se invece ne parlassimo sul serio, appoggerei il cazzeggio: si può parlare seriamente di libri?
Avvertenza:
per esprimere le preferenze si prega di andare qui.
P.S
Io considerei tra i tre prescelti senza dubbio anche L’ombra del suicidio (Lo strano Conserti) di Carlo Bernari: è vero è stato scritto nel 1936 ma ai lettori è stato consegnato solo nel 1993: ci sta?



Ho votato…
naturalmente in un’occasione come questa l’amicizia viene prima di tutto!
Pingback: Stati di Sonnolenza » Tadà!
King: giassai cosa penso di questo!
comunque ho visto una serie di nomi interessanti che non conoscevo affatto…
E queste Edizioni Stacchia mi sembrano interessanti…
Anche a me, finalmente una voce nuova e libera nel panorama editoriale italiano! I salvatori della patria!
Grazie assai sig.na Seia,
sono i piccoli siti di gente modesta come lei che portano avanti la bandiera dell’innovazione nello stantio campo letterario italico.
Continui a seguirci ed avra’ gradite sorprese.
http://edizionistacchia.splinder.com/
No di nuovo grazie a lei, cavaliere. Sono piuttosto i molto modesti editori come lei a salvarci dal pantano italiota. Mi consideri tra i suoi sostenitori più accesi
Cara signorina,
con tutto il rispetto…
“Molto modesti editori” UN PAR DI PA**E!
Scusi lo sfogo ma di fronte a 46 anni di onoratissima attività non ci si può calare le braghe!
Cav. M. Stacchia
http://edizionistacchia.splinder.com/
Cavaliere, lo spero bene, sarebbe uno spettacolo terribile!