Critica da Bar dello Sport
Rileggendo Opera aperta di Umberto Eco ho ritrovato un aneddoto divertente circa il rapporto tra autore e critica (nel caso specifico ancora più emblematico perché Eco è un critico – o meglio uno studioso – tra critici).
Scrive Eco nell’introduzione al libro: “Mi ricordo che Vittorio Saltini, recensendo il mio intervento del Menabò sull’Espresso (l’Espresso allora era la roccaforte dell’antisperimentalismo), mi beccò su una frase in cui apprezzavo un verso di Cendrars dove si paragonavano le donne amate a dei semafori sotto la pioggia, e osservava pressapoco che io ero tipo da avere reazioni erotiche solo sui semafori, per cui nel dibattito io gli rispondevo che a una critica così si poteva obbiettare solo invitandolo a mandarmi sua sorella. Questo per dire il clima.”
A me ’sta cosa mi ha fatto molto ridere. Alle critiche o si risponde con ironia come ha fatto Eco – che forse qualche motivo per tirarsela ce l’ha - o come ha detto Capote in un’intervista alla Paris Review, si scrivono lunghe lettere a chi stronca un proprio libro, che poi si buttano senza mai spedirle.
Quanto a Opera aperta magari ci torniamo su, non ho ancora deciso se essere d’accordo con Eco, o esserlo in parte o proprio per nulla.
30 ottobre 2007 alle 14:41
quei semafori li nomina almeno altre cinque volte (una al volo, in “dire quasi la stessa cosa”, pag. 199). eco ripete AHAHAHAHAHAHAAHHA
31 ottobre 2007 alle 17:25
Non so perchè, ma a me viene sempre in mente una frase: “I critici sono come gli eunuchi: sanno benissimo come farlo, ma non possono”…
1 novembre 2007 alle 23:56
“anonimo”: eco ripete è carina, ma portami tua sorella è meglio
inverno: naturalmente non posso essere d’accordo con te
Forse il lavoro dei critici non è compreso, anche perché spesso è gestito male, ma non credo alla teoria del chi sa fare fa e del chi non sa fare critica.