Qualcuno malignamente sostiene che io tenda a non essere diplomatica, anzi proprio a farmi dei nemici. Per di più si dice che io sia litigiosa(!). Leggende metropolitane naturalmente. Il fatto è che ci sono cose che mi indignano o mi fanno schizzare il sangue al cervello e allora non posso controllarmi.
Per esempio, leggere banalità di ogni tipo sulla Sicilia (o sul Sud in genere), scritte da gente che non conosce quello di cui parla e che non vede oltre il proprio orticello di esperienze, che proprio non ce la fa a pensare che non esiste un Sud come entità astratta e filosofica, ma che c’è una realtà complessa e articolata, fatta di quotidianità soprattutto, che nessun luogo comune e nessuna speculazione del pensiero può descrivere. E questo forse vale anche per il Nord, e dico forse perché io non conosco il Nord e quindi non ne parlo, essendo una persona seria.
Peraltro sciorinare gli autori siciliani (o meridionali in genere) preferiti come bandiera della propria tolleranza e della propria apertura mentale, è un bluff che non regge. Si taccia, che è meglio, invece.
Al momento poi (avendo un sacco di cose da fare e non volendole fare per cui cerco ogni tipo di distrazione), mi fa veramente incazzare la community di Anobii (al di là del divertissment della mia contro-libreria – che mi ha già procurato delle email intimidatorie – e poche altre) e come tutte le cose che non mi piacciono, questo sito mi attrae irrimediabilmente, per cui sto intere mezz’ore a leggere i commenti degli utenti sui libri, mentre si va accrescendo sempre di più in me la convinzione – già espressa molte volte – che leggere non renda migliori, né più intelligenti e nemmeno più colti forse: serve solo ad avere un argomento di conversazione in società. Ed è anche per questo che io conduco una vita molto ritirata.
Ho raccolto per i miei beneamati lettori qualche chicca:
su Il grande Gatsby:
“Un grande personaggio che si muove su uno splendido scenariodell’America negli anni ‘50.” Tiffany – (Il romanzo è ambientato notoriamente negli anni ‘20 ed essendo stato scritto nel 1925 e non essendo un romanzo di fantascienza, non si vede come potrebbe parlare degli anni ‘50)
“Non sono proprio riuscita a farmelo andare a genio questo Gatsby. Anzi, a dirla tutta, non ho simpatizzato con nessuno dei personaggi della storia, narratore compreso. Non mi sono appassionata alle loro vicende, ai loro modi di essere… e nemmeno alle loro sofferenze. Niente di niente. A parte l’irritazione, quella sì che c’è stata. Irritazione per l’ipocrisia, la superficialità, gli ideali e le passioni di carta pesta. In realtà si tratta di un grande affresco/metafora della società americana degli anni ‘20?! Sarà, ma a me avere a che fare con un groviglio di personaggi-ombra non ha dato gusto. Probabilmente è un romanzo che si apprezza se nel leggerlo si tengono ben presenti il contesto storico e le vicende personali dell’autore.” Ardesia - (Come leggere un libro e non capirne nemmeno mezza virgola)
“Lo stile non mi entusiasma. Ed ho la sensazione che sia della lunghezza sbagliata. Quando comincia a coinvolgere finisce.” Rumble_Fish - (A questo manca il finale “alla volemose bene”)
“In breve: come infrangere il sogno americano e vivere felici. Un bellissimo ritratto dell’america dell’epoca, anche se per goderne appieno probabilmente si dovrebbe essere americani dell’epoca. In generale, atmosfere “collose” e piene di fumo. Un bel libro, indubbiamente, ma non è riuscito a prendermi…” StefanoEpifani – (Chi è che vive felice nel Grande Gatsby???)
“Datato.” – Giuse Alemanno (Il tipo in questione però non manca di spirito e ha anche scritto un romanzo molto interessante, Terra nera che mi ha fatto avere vincendo le mie riserve sugli esordienti, e ha vinto lui perché il libro m’è piaciuto, seppur con qualche riserva. Gli consiglierei di rileggere il romanzo di Fitzgerald, forse era distratto la prima volta).
“La trama non mi ha suscitato un grande interesse. Nonostante tutto non l’ho trovato né noioso né pesante, ergo concluderei che Fitzgerald è un grande autore che sa ben scrivere, e non dico nulla di nuovo anche se i riconoscimenti sono stati più che altro postumi. Personaggi ben delineati e affatto banali. Da leggere.” – Simo (Fitzgerald ringrazierebbe della concessione al suo genio. In ogni caso ricorderei che ha ottenuto un grande successo in vita, tanto da diventare un’icona e una leggenda per almeno un decennio tra i suoi contemporanei. Il resto è storia nota)
“Il più famoso ma non il miglior libro di Fitzgerald.” – Ellerslie (Se lo dice lei.)
“Non ce la posso fare, sono anni che ci provo, è troppo brutto.” – The Grand Sophy (E’ Il grande Gatsby a essere brutto, nemmeno non le è piaciuto, no no, è proprio brutto, non sia mai che è lei a non capire una mazza di letteratura. La Libreria di questa tipa poi è indicativa).
Su L’amante di Lady Chatterley:“Il giorno in cui qualcuno mi spiegherà il senso di questo romanzo gliene ne sarò grata” – Devocka “non brutto in sè ma per il tema. in realtà nemmeno lo stile mi fa impazzire, ma è il messaggio latente che mi ha irritata sempre di più, pagina per pagina…” – Shibbia (Il messaggio latente? E poi ammettiamolo, può pure non piacerti Il grande Gatsby, magari la storia può anche non prenderti (mah!), ma lo stile, lo stile, lo stile!) “L’ho letto a sedici anni ed è stato la mia ‘educazione sentimentale’. Da allora Connie Chatterley c’est moi! – Daisy (sarà contento l’eventuale fidanzato o marito)“Mi sono fermato quando lady Chatterley non si era ancora fatto il guardiacaccia. Scrittura piuttosto approssimativa. Non so come abbia fatto a fare successo.” – Luca e basta (Ecco, Luca basta!)
Però su Vermi di Giovanna Giolla, forse uno dei libri più terribili degli ultimi 50 anni (e la gara è dura) qualcuno ha avuto il coraggio di dire: “Ho letto questo libro in tre giorni, intensissimi. E lo terrò con me per sempre.” – Nunzio8 “Vermi, diario d’amore, ecco un libro che non lascia niente come prima.” – Massimo
Per ora la funzione davvero imprescindibile (per me) di Anobii mi è sembrata quella di consentire l’identificazione immediata della gente infrequentabile (in fatto di libri): la rete è piccola non si sa mai capitasse di incontrarla.
Questo articolo è stato pubblicato
venerdì, 2 novembre 2007 alle 15:42 e classificato in Libri, against.
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2 novembre 2007 alle 16:53
Ma chi sarà quel matto che dice che sei litigiosa?
2 novembre 2007 alle 17:05
Ah non so proprio. Come diceva quella canzone? “Però quel matto mi conosce perchè ha detto una cosa vera.”
2 novembre 2007 alle 17:48
si va accrescendo sempre di più in me la convinzione – già espressa molte volte – che leggere non renda migliori, né più intelligenti e nemmeno più colti forse: serve solo ad avere un argomento di conversazione in società
Questa l’hai rubata a Carrie di Sex and the city, ammettilo. Io, nel frattempo, ammetto di non aver mai letto il grande gatsby. Quanti punti perdo?
2 novembre 2007 alle 17:53
Sarà lei che l’ha copiata da me piuttosto.
Nonhaimailettoilgrandegatsby??????
Altro che perdere punti, penso che non ci parlerò mai più con te! Peccato proprio ora che pur votando dalla parte sbagliata cominciavi a starmi parecchio simpatico
2 novembre 2007 alle 18:29
Non c’è peggior ignorante di chi sfotte chi non capisce.
2 novembre 2007 alle 19:21
A me il nome aNobii ricorda vagamente atmosfere egizie. E così Seia diventa una divinità egizia. E una dea, di solito, non è riconosciuta come tale per doti quali la diplomazia.
“Datato” mi ha fatto scompisciare, pur essendo ineccepibile nella sostanza.
2 novembre 2007 alle 19:49
Esilarante! Io faccio lo stesso giochino leggendo le critiche degli spettatori sui siti di cinema!
2 novembre 2007 alle 20:09
simo (non quello del commento) (Assolutamente no! Guai a chi lo pensi!) (adesso capisco eio e le sue parentesi ossessivo-compulsive): a parte l’idiozia del commento sulla quale sorvolo, a me pare logico e più economico che uno che non capisce si astenga dal commento e dal giudizio, non è che bisogna per forza dire la propria eh.
gatto: accetto l’investitura
Datato in effetti ha fatto ridere anche a me.
Orace: certi giudizi si prestano.
2 novembre 2007 alle 20:10
L’ho sempre detto: non avere opinioni su niente, e comunque guardarsi bene dall’esternarle, è sempre la cosa migliore (io Il grande Gatsby, per dire, mi tiene dritto un tavolino in casa).
(scherzavo, non l’ho letto, eh)
2 novembre 2007 alle 20:26
ma questo grande gasbi è tratto da una fiction di raiuno come guerra e pace?
2 novembre 2007 alle 20:46
stark/tony: su voi due che vi mettete a scrivere libri senza aver mai letto il Grande Gatsby… non c’ho parole!
2 novembre 2007 alle 20:48
A me pare logico e più economico che chi disprezza Moccia (ed io sono tra questi), o Wallace, non legga e compri tutti i loro libri. Certo, è giusto non avere pregiudizi, e bisogna provarli per farsi una propria opinione. Però tutti!!!! Mi da l’idea che tu lo faccia apposta per disprezzarli e sentirti superiore dalla massa di idioti che leggono questa roba con piacere. Oppure è il tuo lavoro che ti obblgia alla lettura, ed allora ritiro tutto!!!!
P.s.
Su anobii ci sono due utenti Simo, se non ti fidi controlla pure.
2 novembre 2007 alle 20:54
Certo che c’è gente che non capisce proprio un cazzo eh: questo Gatsby non era né grande né piccolo, non è mai esistito, e questo taglia la testa al porco!
(spettate che dopo arriva il Cav. Stacchia che vi dice il fatto vostro)
2 novembre 2007 alle 20:55
Simo (non quello del commento) (scherzavo, eh): io direi che puoi ritirare tutto
Io leggo per piacere e per lavoro e quindi prima di criticare o stroncare qualcuno voglio averne un’idea ben precisa e argomenti ponderati da portare avanti. Poi probabilmente ho anche un insano gusto dell’orrido per cui approfondisco sempre la conoscenza di ciò che non mi piace.
FSFM: Sante parole! Gli amici del maiale??? Come caspita li hai trovati! Peccato che non ci sia più l’angolo del maiale.
3 novembre 2007 alle 02:35
esser presi in considerazione da te è da ritenersi un atto di riguardo. accetto l’appunto sull’opinione che ho espresso su ‘il grande gasby’ e sono pronto a fare ammenda.
quindi da ‘datato’ la trasformerò in ‘dotato’, o forse in ‘ad-ditato’.
o,meglio, userò tutte e tre le opinoni: ‘datato’, perchè la lettura – in vero, lontana negli anni – mi lasciò quella sensazione;
‘dotato’ perchè senza dubbio f. scott fitzgerald è stato un ottimo narratore;
‘ad-ditato’ sono io che- scemo- non ho avuto freni ed ho inserito nella mia libreria più di cinquecento commenti.
grazie seia, per aver annoverato il mio ‘terra nera’ tra i libri che ti son piaciuti.
affettuosità
g.
p.s.
vermi della giolla l’ho comprato (ahimè), letto e commentato anch’io…
3 novembre 2007 alle 15:38
Ok, ritiro tutto allora.
Però bello il tuo lavoro, ti pagano per leggere i libri??? C’è mica un posto libero???
Anche se, ripensandoci, esser costretti a leggere tutti i Moccia dev’essere quasi peggio che andare a lavorare in miniera.
3 novembre 2007 alle 15:48
Personaggi affatto banali. Urca.
3 novembre 2007 alle 20:55
Secondo me qui esageri.
Ho capito che per te Il Grande Gatsby è il massimo capolavoro, immagino che sia un giudizio sufficientemente condiviso da essere “giusto” e autorevole – ma non è carino attaccare con tanto astio chi non è d’accordo con tale giudizio.
Qualcuno non l’ha capito, a qualcuno non è piaciuto; bon, e che sarà mai. Magari gli stessi che tu ridicolizzi hanno avuto un mirabile intuito per altri titoli…
Se il discorso è più generale, della serie “Ma pensa ’sta gente che si ritiene in grado di commentare i libri pur non sapendone una mazza”, comprendo la tua posizione ma non la condivido. Blog, Anobii ecc possono essere luoghi in cui uno specialista divulga le sue conoscenze e le sue idee, o luoghi di simpatico cazzeggio; non c’è una formula che riassuma tutti i possibili utilizzi del mezzo, e io sono molto contenta di tale varietà. Per cui scandalizzarsi perché tanti divulga superficiali gusti e disgusti è sbagliato quanto accusare un blog scientifico di essere troppo tecnico o di usare parole difficili.
Io molto spesso non sono d’accordo con i tuoi giudizi, ovviamente presumo che tu ne sappia più di me per cui nemmeno fiato; ma se domani tu mi prendessi in giro perché adoro Carver, ci rimarrei molto male e mi intristirei tantissimo.
3 novembre 2007 alle 23:19
che bello, mi citi! (aha)
“lo stile, lo stile!!”
…eoh, a me non è piaciuto. e mi è sembrato pure sessista maschilista e terribilmente odioso.
magari ci ho visto male, mica no, magari lo rileggo e lo adoro ma non m’è piaciuto.
de gustibus…
[bisogna sempre e per forza parlare d'amore?]
3 novembre 2007 alle 23:27
ah…
io il grande gatsby non l’ho nè letto nè inserito in anobii se non nella lista desideri
4 novembre 2007 alle 10:45
Uso Anobii da un paio di mesi e lo trovo interessante: mi aiuta a fare ordine in libreria, mi stimola a ripensare cosa mi ha lasciato un libro letto magari anni fa. Esploro spesso le librerie altrui, in cerca di somiglianze e suggerimenti, e ne ho trovati parecchie che si sono rivelati belle scoperte.
Mi sono imbattuta anche nella tua libreria, Seia. In tempi non sospetti, l’avevo già classificata tra le totalmente inutili, di più: sterili e scioccamente presuntuose, e questo post ne è la conferma.
Mi spiace che tu per vivere debba leggere tanti orrori, quasi tutti noi invece abbiamo la libertà di scegliere cosa leggere e la possibilità di tracciarci cammini autonomi – sperabilmente costruttivi – tra le migliaia di libri stampati ogni mese.
E abbiamo la libertà di formarci giudizi autonomi, non viziati dal dover scrivere a tutti i costi commenti forzatamente caustici pur di farci notare tra i tanti – tristi – addetti ai lavori.
Cara Seia, fattene una ragione: i libri non sono fatti per gli addetti ai lavori. Sono tappe nel percorso (intellettivo?emotivo?) di ciascuno di noi, hanno valore per le reazioni che riescono a suscitare in chi legge. Non ci sono reazioni a prioristicamente giuste o sbagliate: sono indicative, comunque, di quello che un autore ha trasmesso.
Personalmente, mi sono più utili dieci commenti di lettori autentici, che una sparata della sfigata wannabeCotroneo di turno.
Poi sta a me pesare le opinioni, mediare con la mia esperienza, i miei interessi, la mia cultura. Mi faccio un’idea, sono in grado di farlo autonomamente.
Così come sono in grado di farmi un’idea di te anche guardando le foto della tua cucina.
4 novembre 2007 alle 11:57
sono d’accordo con irene sui possibili usi di aNobii. sui libri che ho già letto so già se mi sono piaciuti o meno e di solito non leggo i commenti altrui. io lo sto usando per vedere cosa leggono persone con gusti più o meno affini ai miei, e se vedo qualche libro interessante lo aggiungo alla wish list. risultato: 15 pagine di wish list e quando vado in libreria compro tutt’altro… aiutatemi.
4 novembre 2007 alle 12:04
p.s. protesto per il titolo di questo post: volevo usarlo io.
4 novembre 2007 alle 14:03
giuse: meno male che c’è qualcuno che l’ironia la capisce, e un po’ in discussione ci si mette, ma di te già lo sapevo no? E rileggilo!
Irene: ti rispondo in due modi, uno generale, l’altro più personale.
Allora, in generale non penso che il diritto di opinione garantisca la libertà di dire stronzate. Poi, certo, uno eventualmente le dice o le scrive lo stesso – e mi pare anche giusto che faccia ciò che vuole -, però si becca anche gli sfottò, le critiche e i commenti ironici: e deve saperci stare (A Roma diciamo: “Biondo, stacce: e sacce stà”). Ed è chiaro che qui NON SI PARLA DI GUSTI NE’ I GUSTI SI METTONO IN DISCUSSIONE: per me, uno può amare alla follia anche la lista della spesa del macellaio: basta che poi non pretenda di esprimere giudizi che vadano al di là del “mi piace” o “non mi piace”, o di vedere la sunnominata lista ammessa nell’empireo della letteratura. Se uno entra in un campo che non è di sua competenza, rischia di scivolare – succederebbe anche a me qualora mi peritassi di affrontare discorsi sulla teoria delle superstringhe o la formazione dell’Inter -, e a quel punto, quando gli fanno osservare che ha detto l’inevitabile scempiaggine, gli conviene mettersi a ridere anziché incazzarsi o difendere, a oltranza, la sua posizione.
Poi a me Anobii, come molti social-network di ogni ordine e grado, non piace (per motivi che ho già esposto): ma la sua esistenza non mi toglie di sicuro il sonno, mi diverte seguirlo e osservare la vanità delle persone che lo frequentano – non tutte, certo; non sempre e comunque, certo – che giocano a “Piccoli critici crescono”.
A livello personale, diversamente, mi fa davvero specie (e un po’ mi dispiace) che sia proprio tu a fare questo discorso. Evidentemente l’ironia uno ce l’ha finché non si toccano cose che gli stanno a cuore, no? (Non incazzarti, ma è questa la sensazione che traggo dal tuo intervento). Poco tempo fa ti ergevi a paladina di Sauro e della sua libertà di ironizzare su un libro e persino proclamavi la libertà di sfottere un autore non solo per il suo libro ma anche per il suo taglio di capelli – trovandomi, su questo ultimo punto, in disaccordo con te -: e adesso mi vieni a dire che non posso scherzare sui commenti di lettori sprovveduti o poco consapevoli? E perché mai? Per me le stronzate restano stronzate: sia che le dicano gli scrittori o i critici o i giornalisti, sia che le dicano i lettori (preparati o meno che siano). Non ero incazzata, non ero astiosa, non ero disgustata, ero solo ironica (e anche auto-ironica, visto che chiamavo in causa la mia vera o presunta litigiosità).
Non ti prenderei mai in giro perché adori Carver, sebbene io consideri Carver il male assoluto in letteratura; e sebbene anche non mi piacciano in genere i carveriani – ma riconosco delle eccezioni in questo, per esempio una delle persone a cui voglio più bene al mondo e che è anche uno dei miei scrittori italiani preferiti, lui, è un carveriano da tempi non sospetti -: potrei ribattere qualcosa se tu mi venissi a dire cose tipo “Carver scrive meglio di Fitzgerald o di Bellow” (e, sia detto tra noi, a me Bellow non piace per nulla: ma non mi verrebbe mai in mente di dire che è datato, o manca di stile o che non sa scrivere). Potrei reagire se tu venissi a fare osservazioni critiche prive di fondamento, ma rispetterei comunque i tuoi gusti, le tue passioni: e, ripeto, mi fa davvero specie che sia tu a farmi questo discorso.
astrid: va benissimo il tuo uso di anobii e so che ci sono persone che lo usano allo stesso modo, non lo condivido (perché non vedo come fare a fidarsi dei gusti di gente di cui non sai nulla) ma va bene così. Posso, ad ogni modo, essere libera di non amarlo e di dirne male?
syl: rileggilo, magari continua a non piacerti – ed è sacrosanto il tuo diritto a esprimere il fatto che non ti piaccia -, ma che sia sessista o finanche maschilista… Via! “L’amante di Lady Chatterley” va inquadrato in un contesto storico che non è quello odierno, e forse – se pensi al periodo storico in cui è stato scritto, in pieno perbenismo d’impronta vittoriana – ti sembrerà addirittura moderno o proto-femminista. Ma, a conti fatti, è solo una storia: che è ancora attuale, anche senza attribuirle significati o valenze psicoanalitiche o antropologiche. E, leggi “Il Grande Gatsby” se ne hai voglia: sono curiosa di sapere cosa te ne parrà
Simo: come ti ho già detto leggo quello che mi pare, quando mi pare; ma se voglio dare dei giudizi critici, posso farlo solo laddove so bene ciò di cui parlo. Per dire che Moccia scrive pessimi libri – e anche qui ci sarebbe da discutere, perché in fondo Moccia scrive ciò che i suoi lettori vogliono leggere, e in questo ha vinto lui – devi aver letto più di qualche libro, perché ti servono argomenti solidi: come fai a dire che il tal libro è “pessimo”, senza paletti né riferimenti a ciò che è “ottimo”? E poi, “bello” o “brutto” sono categorie che oggi, dopo il formalismo e lo strutturalismo, sono praticamente fuori dal discorso critico: l’olimpica sicurezza con cui tu le maneggi andava bene in un contesto ottocentesco, in odore di discorsi e categorizzazioni kantiane; oggi, tale sicurezza può andar bene al massimo al bar con gli amici. “Bello” o “brutto” tout court, lo dico anche io, se parlo di libri a cena con amici e parenti, o anche sul blog: in un contesto in cui è chiaro che non sto parlando seriamente di quel libro né facendo un lavoro critico.
Runner: penso che stanotte non dormirò, sapendo che non ti piace la mia libreria. Non ti starò a ripetere del perché leggo anche libri che non mi piacciono, perché se non l’hai capito la prima volta che l’ho spiegato, dubito che una seconda (o anche una novantesima) possa aiutare. Che i libri acquistino valore in base alle emozioni che suscitano nel lettore (e che queste rappresentino in qualche modo un parametro critico, agh!) è un discorso privo di fondamento: è il grado zero dell’approccio a un testo, quello per cui il testo ha un valore squisitamente individuale relativo a ciò che il singolo lettore da esso riesce a trarre. Questa è una concezione falsa di “valore”: specie laddove si parli di un testo ampiamente storicizzato, del quale esiste cospicuo apparato critico a corredo, e che è entrato nel patrimonio della grande letteratura occidentale. Dire che “Il grande Gatsby”, o qualche altro capolavoro della letteratura, non ci coinvolgono né appagano il nostro gusti di lettori è un conto; dire invece che il loro “valore” è soggettivo al nostro gusto di lettori, è una vera e propria cazzata.
Da quello che hai scritto, ad ogni modo, mi viene il serio dubbio che tu sia in grado di farti “autonomamente” un’idea su qualsiasi cosa: prova ne sia l’utilizzo che fai di categorie derivative (“wannabeCotroneo di turno”) e la tua traslazione di una disciplina parascientifica (la fisiognomica) dalle facce alle cucine altrui. Peraltro, come è ben assodato, le discipline parascientifiche (quali la fisiognomica, anzi la cucinognomica, in questo caso) non dicono nulla sull’oggetto del discorso (la mia cucina e la mia persona, nello specifico) ma rivelano TANTE COSE su chi le pratica (nello specifico, te).
4 novembre 2007 alle 15:51
Penso che:
a) Una cosa sia prendere in giro chi si approfitta di una sua autorevolezza mal guadagnata per dire cose sciocche, un’altra prendere in giro chi espone un’opinione sciocca che non è anticipata/messa in forma dal proprio ruolo (di critico, di intellettuale). Insomma, il taglio di capelli della mia lattaia non è lo stesso taglio di capelli della dark lady in posa, anche se è davvero uguale. Così come scrivere che Piperno è il nuovo Proust sul Corriere non è la stessa cosa che scriverlo su Anobii, e la reazione dovrebbe essere commisurata all’azione. Come ho scritto in passato, provenendo da un’esperienza di forum e mailing list ben più lunga di quella che ho nella blogosfera, io continuo ad agire e reagire come si fa in un forum: prendo in considerazione l’età delle persone, la loro inesperienza ecc, me la prendo in genere con chi è arrogante e non con chi ha solo torto. Per questo non mi piace chi ripete a mo’ di mantra che i blogger non si prendono la responsabilità di cosa scrivono ecc: un blogger non ha lo stesso ruolo di un giornalista, se al giornalista la cosa dispiace perché vorrebbe essere anche lui libero di scrivere cosa gli pare, benvenuto, facciamo cambio, mi dia la sua tessera sanitaria, i suoi pass e il suo prestigio, in cambio ecco un template glitterato e il rutto libero. Tra i critici spudorati che sono stati messi alla berlina in quell’episodio non c’erano le ammiratrici di Babsi che ne hanno scritto in modo estasiato sui loro blog (che comunque la scrittrice contemplava nella sua rassegna stampa, parliamone), proprio perché non sono certo loro a doversi giustificare o altro. Davvero non vedi la differenza?
b) E’ ormai certo che abbiamo un senso dell’umorismo ben diverso, poiché ho non ho saputo riconoscere l’ironia e l’ho scambiata per astio vero. Se mi dici che si trattava di una bonaria presa in giro dei “Piccoli critici crescono”, allora ritiro tutto del mio primo commento; mi sembrava che te la fossi presa sul serio.
4 novembre 2007 alle 16:49
leggendo tante verbosità l’unico mantra che mi è passato per la testa di scoglio che mi ritrovo proveniva da uno spettacolo di gigi proietti (il quale, con ogni probabilità, l’ha sgraffignato al repertorio di ettore petrolini):
‘mi dispiace di morire
ma son contento;
son contento di morire
ma mi dispiace…’
seia, lascia perdere. ricorda che c’è solo una cosa peggiore di un/a presunto/a intellettuale: un/a presunto/a intellettuale rancoroso/a.
affettuosità
g.
4 novembre 2007 alle 18:21
Irene: io non prendo sul serio quasi niente e sicuramente solo le (poche) cose che valga davvero la pena di prendere sul serio, dunque non i blog, i forum, le community e tanto meno i libri e per questo posso essere ironica – e all’occorrenza autoironica. Detto questo è chiaro che vedere astio in quello che ho scritto è esagerato, non si tratta di un senso dell’umorismo diverso, ma di puro buon senso: chi li conosce? Hanno scritto puttanate su un libro, magari su tutti i libri che hanno letto e inserito su Anobii, li ho presi un po’ in giro e quindi? Dov’è la gravita della cosa per cui avrebbe senso parlare di strapotere di certuni rispetto all’ingenuità di altri?
E no, io non vedo la differenza che tu dici di trovare, tra le affermazioni di un critico o di un autore circondato da una presunta aura di autorevolezza e quelle di un lettore qualunque, perché una puttanata è una puttanata è una puttanata, chiunque la dica, in qualsiasi contesto la dica. Il fatto di non conoscere bene l’argomento di cui si parla e per cui si viene – bonariamente, eh – scherniti è un’aggravante, non un’excusatio. Forse beccare in flagrante ignoranza un critico è più gustoso e rende la presa in giro più articolata, ma sicuramente non più giusta o più legittima.
Chiunque dica qualche cosa in pubblico, che lo dica in televisione o alla radio o lo scriva su blog e giornali, ha la responsabilità di ciò che dice, e deve aspettarsi di essere chiamato a risponderne, indipendentemente da qualsiasi tessera possieda e da qualsiasi cosa ci sia scritto sulla sua carta d’identità, alla voce “professione”. Avere un blog o scrivere su un forum non consente una libertà maggiore di espressione in senso lato, permette solo di non avere editor o direttori a cui chiedere autorizzazioni, ciò che resta della responsabilità personale è tutta a carico di chi si esprime. E questo vale anche solo per le puttanate scritte su un libro, che spero nessuno si sogni mai di prendere sul serio. Sicuramente non lo faccio io. Nemmeno per quanto riguarda ciò che scrivo io.
giuse: allegro il mantra…
4 novembre 2007 alle 19:44
Giovanotto,
diciamocelo: “Il grande Gatsby” è una boiata pazzesca!
Presuntuoso eppure sciatto, mal scritto, pieno di errori di ortografia e ha pure una brutta copertina!
Tutt’altra cosa è l’inedito in nostro possesso e del quale non escludiamo la prossima pubblicazione: “Il piccolo Gatsby”, storia del fratello minore del Grande Gatsby, Ronnie Gatsby.
Laddove il grande Gatsby è bello, ricco, magnanimo ed amato dalle donne, Ronnie è brutto, cinico, cattivo, reietto dalla società civile e molto, molto grasso (non per niente viene soprannominato il “Gatsbybbo”).
Vedrà finalmente dov’è il vero genio creativo del buon Francis…
cordialmente,
Cav. Marcello Stacchia
4 novembre 2007 alle 22:49
Cavaliere,
è risaputo che Il piccolo Gatsby è solo una banale parodia scritta dallo Stregoni e poi appioppata a Fitzgerald per invidia, visto che lei aveva ignorato il manoscritto del giovane Francis! Abbia il coraggio di ammettere ciò che tutto il mondo editoriale sa da sempre e che lei ha abilmente fatto passare sotto silenzio, ma ora è tempo che i nodi vengano al pettine antipidocchi!
Lei non ha fiutato il capolavoro, se l’è lasciato scappare dalle mani perché quelle stesse mani erano occupate con le grazie di una giovane balia tedesca e per ripicca ha dato alle stampe quel libercolo di poco conto: vergoniia cavaliere!
Ma nonostante questo, lei sarà sempre nel mio cuore, anche perché chi non ha peccato scagli la prima forma di formaggio!
sentitamente sua
Seia Montanelli
5 novembre 2007 alle 00:22
Oooooooooo, quanto si discute qui. E di Schulz? Eh??!! Però che figata vedere i commenti degli altri, un po’ faticoso ma assai comunitario. Io per dire speravo si potesse fare ma poi non ci sono riuscita. Perché sarei molto curiosa di vedere cosa gli anobiliani dicon di Schulz.
Visto che qui c’è qualcuno che pagherà un pegno di verdure lesse e sciocche per un certo commento azzardone…
Perdonami, è il delirio pre-domani: dopo otto anni di studio incontro il mio soggetto di studio che mi aprirà la porta del suo studio e si siederà con me a parlar di sé. Forse svengo. Ce l’avrà una sedia comoda? Sai che botta di testa se c’è il parquet…
5 novembre 2007 alle 00:23
Ora scrivo “studio” di nuovo.
Studio! Studio!
Vado a letto.
5 novembre 2007 alle 01:06
Te l’ho detto che io prendo sul serio un sacco di cose… te compresa!
(pace?)
5 novembre 2007 alle 12:40
Giovanotto,
non si permetta!
Lo Steregoni non ha mai pubblicato nulla sotto falso nome, se non una volta un libercolo a sfondo erotico ma sempre accertandosi di aver indossato prima una maschera di Pureceniella che lo rendesse irriconoscibile!
cordialmente,
Cav. Marcello Stacchia
5 novembre 2007 alle 19:14
Dio (o chi ne fa le veci) ti ringrazio di non aver letto “Il grande Gatsby”, e soprattutto di non averne su scritto su Anobii!
Mi raccomando, Seia, non cercare mai “manchette” in quel posto, eh? O, se lo fai, ricordati che io scherzo, mi piace solo giocare al piccolo critico!
5 novembre 2007 alle 19:15
Chiedo scusa, ho esagerato con le faccine.
5 novembre 2007 alle 20:49
Bisogna sempre per forza parlare d’amore?
Bisogna sempre comunque far nascere il sole?
E’ necessario far credere di fare del bene?
E’ necessario alle feste donare le rose?
Ripeto:
Bisogna sempre per forza parlare d’amore?
Bisogna sempre comunque far nascere il sole?
E’ necessario far credere di fare del bene?
E’ necessario alle feste donare le rose?
Beh, io sinceramente provo anche:
ODIO – la mia vicina che reclama
ODIO – per il frastuono che procuro
ODIO – e questa è una canzone sull’
ODIO – un sentimento umano e duraturo
ODIO – quando sono esasperato
ODIO – e non mi sento esagerato
ODIO – sinceramente sono fiero
ODIO – forse ora un po’ troppo sincero
ODIO – è sempre scomodo parlarne
ODIO – poi sembra di essere gli stronzi
ODIO – è veramente un paradosso
ODIO – forse è meglio lasciar stare
ODIO – Masini e le sue ansie
ODIO – e provo tutti i sentimenti
ODIO – oltre all’amare e il tollerare
Di che parla sto post?
5 novembre 2007 alle 21:13
(cmq sulla già-finita-querelle seia/irene se uno scrive “Un grande personaggio che si muove su uno splendido scenariodell’America negli anni ‘50.” non esprime opinioni o gusti, ma dice proprio cazzate. Ecco.
5 novembre 2007 alle 23:37
Irene: io sono in pace col mondo si sa
figuriamoci con te che mi sei simpatica.
ted/sauro se non ci foste voi. A volte noi tre sembriamo i ricchi e poveri, più poveri che ricchi
Cavaliere: lei sa che io so che lei sa. Oppure. Io so che lei sa che io so.
6 novembre 2007 alle 10:34
Seia, la tua risposta è quanto di più prevedibile io potessi immaginare.
C’è però un aspetto preoccupante: dimostri di non aver minimamente compreso quanto ho scritto.
- Ad esempio, non ho scritto che la tua libreria non mi piace. Ho scritto che la tua presupponente libreria è un esercizio sterile. Non mostra nè dimostra nulla di interessante o di utile; credo che il mondo possa farne tranquillamente a meno, e tu avrai più tempo libero per lo shopping.
- Ho capito che leggi e critichi per pagarti le bollette, ti ripeto mi spiace che tu debba leggere tanti orrori, tutti noi invece siamo liberi di scegliere e di formarci opinioni non condizionate da scaramucce editoriali.
- Il valore soggettivo può pure essere il grado zero. Ma è quello che conta. Percentuali men che omeopatiche di lettori si peritano di leggere anni di ponderose e polverose critiche prima di affrontare “il grande gatsby”.
Tutti gli altri lo comprano magari al supermercato, e ci riflettono sopra. Punto. Poi magari scrivono anche le loro riflessioni su Anobii, e accettano così di mettersi in ascolto, in confronto e in discussione: percorso di crescita che ritengo personalmente e socialmente più utile del ridicolo “io so già tutto” degli sfigati wannabeCotroneo di turno.
- Forse confondi parascientifico con paranormale, eh?
- La coerenza è un valore? Sì? Allora non arrogare a te stessa libertà di espressione che neghi agli altri.
Mi spiego: tu ritieni “non degne di scrivere commenti su Anobii” le persone che di mestiere non fanno (per fortuna) l’usurante mestiere del Critico.
Però tu ritieni utile per il mondo pubblicare le foto di te, della tua cucina e dei tuoi manicaretti su Flickr, pur non essendo, con tutta evidenza, nè un’esperta di fotografia, nè di interior design, nè di haute cuisine. Nè una top model. Viva la coerenza, appunto.
Se i social network non ti interessano, occupati d’altro. Non se ne accorgerà nessuno. La conosci la storiella del moscerino che pensava di infastidire l’elefante?
Bionda, stacce, e sacce stà.
Della tua ironia e soprattutto autoironia, vabbè, che tte lo ddico a ffà?
Runner
6 novembre 2007 alle 14:24
Io non lo so. Ma mi è sufficiente non saperlo.
In quanto a Gatsby… era un bravo ragazzo: peccato che aveva quel vizio di tenere sempre le luci accese in casa. Alla fine è andato in rovina per le bollette dell’Enel.
6 novembre 2007 alle 16:20
Runner, ti lascio l’ultima parola perché io avrò pure non capito cosa intendevi tu (e non è così), ma tu dimostri di non capire un cazzo in generale, quindi ubi maior….
orace: mi risulta che visti i suoi trascorsi non le pagasse le bollette
6 novembre 2007 alle 18:58
è significativo che una sedicente letterata di fronte a poche obiezioni razionali non abbia altro argomento se non l’insulto.
come i palloni gonfiati: li pungi poco poco e -pof- tornano alla giusta dimensione. zero assoluto.
6 novembre 2007 alle 19:12
Runner: a parte che sedicente letterata lo dici tu, io non l’ho mai detto né scritto e se fossi letterata non sarei sedicene sta’ sicura, poi quali sarebbero le “obiezioni razionali”? E soprattutto “dimostri di non capire un cazzo in generale” non è un insulto ma una constatazione, peraltro suffragata da tutto quello che dici
E per inciso io non ho mai detto che uno non possa scrivere commenti su anobii o altrove a meno di essere Citati o Bloom.
6 novembre 2007 alle 19:28
c.v.d.
6 novembre 2007 alle 19:32
Non sei esperta di haute cuisine?? M’hai mentito!!!
6 novembre 2007 alle 20:08
alb: mica darai credito alla prima/o che passa e non c’ha niente da dire ma vuole dirlo per forza?
Sai bene che sono una cuoca provetta e poco francese!
6 novembre 2007 alle 20:21
Oh be’, allora chiedo scusa.
6 novembre 2007 alle 20:53
se non fosse reato sarei interessato ad una sedicenne letterata.
ma ignorante sarebbe meglio. certo le starei più a lungo vicino.
se dotta, abbandonata.
affettuosità
g.
6 novembre 2007 alle 22:01
alb: prego
giuse: l’idea della sedicenne ignorante va per la maggiore presso gli uomini vedo checché ne dicano, io ho superato i limiti d’età in questo caso. Mi hai fatto ridere però
7 novembre 2007 alle 10:39
@Runner, scrivi: “La coerenza è un valore? Sì? Allora non arrogare a te stessa libertà di espressione che neghi agli altri”. Non mi pare che Seia abbia negato ad alcuno di esprimere alcunché. Mi pare che abbia, semmai, affermato una cosa che in qualsiasi ambito (dai social network, alla cena con gli amici, ai dibattiti letterari…) dovrebbe esser scontata, ma lo è sempre meno, purtroppo. E cioè: il diritto di scrivere stronzate si paga con l’incomodo di sentirselo dire.
8 novembre 2007 alle 09:31
Il concetto di “stronzata” è labile e soggettivo; in campo letterario lo è ancora di più, altrimenti non si spiegherebbero le recenti polemiche su BJ, quelle meno recenti su Piperno, quelle su Baricco, etc.
Ma il punto a mio avviso è un altro. Rileggiti i commenti incriminati su anobii: a parte alcuni errori veri e propri (il GG in America anni ‘50, p.e.), la maggior parte riguarda il vissuto soggettivo di fronte al libro commentato (il grado zero secondo Seia).
Sono stronzate? imho sono opinioni, sono gusti, sono esperienze.
La stronzata più grossa, ops, volevo dire: … sbaglia di più chi si accosta ad anobii pensando di trovarvi tutti critici letterari, o proietta se stesso e pensa che tutti si credano Critici.
Non è così, chi lo pensa non ha capito nulla dei social network, che sono reti tra pari, mica consessi di esperti (peraltro l’arroganza e la presupponenza dei sedicenti “esperti” rispetto ai “non esperti” a mio avviso non è MAI giustificata).
Infine: secondo il tuo ragionamento, anche chi rende le sue foto pubbliche su Flickr paga il diritto di espressione con eventuali lazzi e frizzi dei commentatori su manicaretti e tulipani come dire – discutibili? inguardabili?
bionda, se capisci: stacce, e sacce stà.
chè gli insulti te li puoi pure riportare a casina tra i tulipani.
8 novembre 2007 alle 12:34
@runner, è evidente che non sai di cosa parli, perché dimostri una ignoranza che fa spavento.
Cominciamo dalla tua affermazione sul “vissuto soggettivo”: foss’anche vero quel che dici (“sono opinioni, sono gusti, sono esperienze”: e non “stronzate”), di quando in qua la percezione che una persona ha del proprio vissuto non può contenere stronzate, o essere di per sé una stronzata? E qui mi tengo alla definizione del dizionario De Mauro, ove per “stronzata” intendesi, in via estesa, “ciò che è fatto male, che risulta brutto o insulso”. Esistono migliaia, anzi, milioni di persone che hanno una percezione del proprio vissuto (e, aggiungerei, dell’universo mondo) malfatta, brutta o insulsa. Opportuno, anzi sacrosanto è farglielo notare: visto che certi commenti su aNobii sono davvero malfatti, brutti e insulsi. E lo sono perché la percezione degli oggetti letterari che essi pretendono di valutare è, oggettivamente, falsa.
Qualche dimostrazione, tanto per ricondurti nel mondo reale.
Se Tizio scrive che la scrittura di D.H. Lawrence (una scrittura che è, come ben noto, fin troppo controllata) è “piuttosto approssimativa”, scrive una cosa falsa: è come se dicesse che Carver è iperbarocco, o che la scrittura di Hammett e Manchette (behavioristi) è “psicologica”. Chiunque abbia qualche nozione, pur minima, di storia della letteratura potrebbe fargli notare che si sbaglia, passaggi di Lawrence alla mano. Tu mi dirai: Tizio, questa nozione, non è tenuto a possederla. E io ti risponderò: è vero, ma allora, se scrive stronzate, chi quella nozione la possiede è ben autorizzato a farglielo notare.
Se Tizio scrive: “non l’ho trovato né noioso né pesante, ergo concluderei che Fitzgerald è un grande autore che sa ben scrivere”, scrive una cosa falsa: non può dedurre la grandezza di un autore dal fatto che non sia noioso e/o pesante. Chiunque abbia qualche nozione, pur minima, di filosofia delle arti potrebbe rispondergli che noia e pesantezza non sono categorie estetiche. Tu mi dirai: Tizio, questa nozione, non è tenuto a possederla. E io ti risponderò: è vero, ma allora, se scrive stronzate, chi quella nozione la possiede è ben autorizzato a farglielo notare.
Se Tizio scrive che “Il grande Gatsby” è “della lunghezza sbagliata”, scrive una cosa falsa: il libro termina quando la parabola drammaturgica del narrato si è conclusa, e questo è evidente a chiunque possegga la minima nozione di narratologia. Tu mi dirai: Tizio, questa nozione, non è tenuto a possederla. E io ti risponderò: è vero, ma allora, se scrive stronzate, chi quella nozione la possiede è ben autorizzato a farglielo notare.
Se Tizio scrive che un libro – QUALSIASI LIBRO – è “non brutto in sè ma per il tema”, scrive una cosa falsa: la percezione estetica (che definisce le categorie di bellezza e bruttezza) è, da Aristotele in poi, formale (dunque: legata al metodo, alla rappresentazione) e non all’oggetto in sé. Non esistono temi “brutti”: anche quando, in conversazione, si dice che Tizio ha tirato fuori “un brutto argomento”, lo si dice in senso traslato, svincolato da giudizi d’ordine estetico. Perfino la merda viene regolarmente rappresentata in arte figurativa, e senza inibizioni di sorta. Che non esistano temi in sé “brutti”, dunque, è palmare a chiunque possegga la minima nozione di semiotica, o di ermeneutica del linguaggio. Tu mi dirai: Tizio, questa nozione, non è tenuto a possederla. E io ti risponderò: è vero, ma allora, se scrive stronzate, chi quella nozione la possiede è ben autorizzato a farglielo notare.
Se Tizio scrive che per “godere appieno” di un “bellissimo ritratto” occorre appartenere all’epoca in cui è stato realizzato il ritratto, scrive una cosa falsa in quanto si autocontraddice: perché, se i valori formali sono sopravvissuti al tempo in cui l’opera fu realizzata, allora il ritratto potrà forse essere “bellissimo”; ma se i valori formali cessano di essere percepiti, significa che l’opera non è sopravvissuta al suo tempo: e non è mai stata, o ha cessato di essere, bella. Questo è evidente a chiunque possegga la minima nozione di estetica. Tu mi dirai: Tizio, questa nozione, non è tenuto a possederla. E io ti risponderò: è vero, ma allora, se scrive stronzate, chi quella nozione la possiede è ben autorizzato a farglielo notare.
Perché la cosa che Tizio ha scritto è FALSA.
E una cosa falsa NON E’ una percezione soggettiva che può, tutto sommato, andar bene mettere a disposizione di una comunità: è una MENZOGNA DELIBERATA, una PUTTANATA ENORME, che – se messa in circolo – danneggia la comunità stessa. Il discorso di Seia è proprio questo: che i social network come aNobii sono dannosi perché mettono in circolazione affermazioni non “squisitamente soggettive”, ma – spesso e volentieri – oggettivamente false. Io, tra l’altro, non sono neanche d’accordo con lei su questo punto (sono in aNobii, e abbastanza attivo anche); ma sulla quantità di stronzate che in aNobii si dicono, sono d’accordo sì (sarebbe oggettivamente arduo dissentire).
8 novembre 2007 alle 13:11
[quanto alla supponenza dimostrata dagli addetti al lavoro critico, che tu sembri trovare insostenibile, temo faccia parte del bagaglio di caratteristiche che un buon critico deve possedere: un critico umile sarebbe come un chirurgo che ha paura del sangue, o un tenutario di bordello con la vocazione del fustigatore di costumi. L'etimologia stessa della parola "critico" implica il fatto che, chi esercita tale mestiere, debba possedere un certo senso di superiorità: tra i grandi critici letterari che mi vengono in mente, da Petrarca a Slovskij a Bloom, non me ne sovviene neanche uno che non fosse arrogantello anzichenò, e sono cose che coi tempi non cambiano: ce lo vedi tu, ad es., Francesco Petrarca a mettersi sullo stesso piano di un lettore qualsiasi perché si trova su un social network? Non scherziamo, via]
[con questo non sto paragonando Seia e Petrarca: è evidente che Seia è molto più brava
))))]
8 novembre 2007 alle 20:18
Runner: in osservanza a un precetto evangelico, ti perdono perché evidentemente non sai quello che dici. Sui miei tulipani, la mia cucina, le mie foto puoi dire quello che ti pare, quello che ti dicevo – e lo ribadisco perché non mi sembri una/o che coglie al volo quanto viene detto – era solo di non spacciare questi commenti per argomentazioni perché non lo sono, e soprattutto non usarli per rispondere a mie osservazioni sulle discutibili recensioni di utenti di anobii o altro: non c’entrano e non ci fai una bella figura, poi fai te di gente che si rende ridicola è pieno il mondo.
Sui social network, la critica e cosa mi aspetto di trovare in questi forum, direi che è inutile continuare con il botta e risposta perché io gioco picche e tu mi rispondi bastoni e non sono io a usare il mazzo di carte sbagliate.
Dunque, a bien tot. (Si fa per dire).
Davide: non esagerare, che la cena te la preparo lo stesso
10 novembre 2007 alle 17:28
Ragazzi, è una sofferenza vedere che i commenti a questo post sono terminati… Stava diventando meglio di una telenovela (avevo già cominciato a sostituirvi con la mezz’ora quotidiana di Sentieri cui mia madre mi ha costretta per anni!!! ;-P).
((
Vi prego, non abbandonatemi così!
10 novembre 2007 alle 20:27
Giuliana: fai qualcosa te!
10 novembre 2007 alle 21:05
Ma io sono una spettatrice. Mi sono seduta in poltrona ad assistere con il pop corn. Tra l’altro non potrei mai competere con la difesa strenua e circostanziata di Davide!!!
Comunque, al di là della questione sui commenti (su cui sono spezzata a metà: in genere sono contraria allo sputtanamento altrui, ma il tuo mi ha costretta a piegarmi in quattro dalle risate… e a riflettere. L’unica differenza tra me e te è che il dileggio per il commento stupido di turno io non lo scrivo sul mio blog. Quindi mi chiamo fuori da ogni giudizio morale), trovo fastidioso entrare in casa altrui per insultare la padrona del blog, rea di avere scritto in un luogo di cui è responsabile ciò che pensa di una comunità che rende visibile al mondo la sua personale libreria. E’ chiaro e limpido che quando si accetta di mettere a disposizione del mondo un’opinione, ci si deve assumere anche l’onere di ricevere una critica ogni tanto.
Se non si vogliono critiche, inutile mettersi nella condizione di riceverne.
Esistono ancora i diari segreti con lucchetto, mi pare…
Comunque non entro nemmeno nel merito del Grande Gatsby, che ho provato a leggere anni fa con scarsi risultati. Non era il tempo e none ra l’edizione migliore (l’unico lato positivo dei primi Newton&Compton era il prezzo…). Sto cercando di rimediare alla veneranda età di 32 anni, ma mi sto dedicando per il momento a Tenera è la notte. E credo che avanti di questo passo riuscirò a leggere entro il prossimo anno anche Il grande Gatsby. A rilento, però… I Meridiani Mondadori sono decisamente meglio dei libri Newton&Compton, ma più scomodi da portare in metropolitana o da leggere a letto prima di addormentarsi…
Va bene questo intervento o la prossima volta comincio a tirare fuori anche io la mia mancanza di diplomazia?
10 novembre 2007 alle 21:14
Siccome Giuliana ha espresso il desiderio di veder continuare la polemica, e siccome io ho scritto il primo commento polemico tempo fa, voglio aggiungere qualcosa.
Premetto: non ho mai scritto su un blog, non ho mai partecipato a forum o a gruppi. Massimo rispetto per tutti, ma non mi è mai interessato. Quando ho scoperto anobii però l’idea mi è sembrata divertente ed intelligente. Ho una grande passione, che è quella di leggere, ma purtroppo non frequento nessuno che la condivide. Questo forum, o gruppo (non so neanche quale sia la parola giusta), sembrava creato apposta per me. Esistono tanti altri siti che si occupano di libri, permettono l’inserimento di commenti, calcolano le medie voto, ma nessuno aveva mai attirato il mio interesse. Il valore aggiunto di anobii è abbastanza evidente: si possono conoscere i gusti di chi commenta. Ad esempio, io che sono un fan di Fante posso scoprire altri fan di Fante che annoverano nella loro libreria molti Bukowski. Leggo i loro commenti, mi interessano, ne compro uno e scopro un nuovo autore a cui appassionarmi. Tutto qui.
Ora, devo ammettere che le critiche da professionista su libri, film o roba del genere non mi hanno mai appassionato (e forse questo è un mio limite). Però, voi più eruditi e bravi nell’arte della parola, dovete sapere meglio di me che per arrivare alle persone non esiste un linguaggio universale, tanto meno quando si tratta di un commento di un opera letteraria. Per farmi capire meglio: chi ama Moccia (al quale va tutto il mio rispetto, (la mia era soltanto una battuta, scusate se non sono riuscito a esprimerla con l’adeguata ironia), potrebbe trovare molto più utile il commento di qualcuno che considera Il Grande Gatsby (che tra l’altro adoro anche io) datato, o addirittura palloso, piuttosto di quello che mi racconta che “il libro termina quando la parabola drammaturgica del narrato si è conclusa” (anche se “questo è evidente a chiunque possegga la minima nozione di narratologia”). Poi è chiaro che se andiamo a leggere le enciclopedie di letteratura, queste daranno più ragione al secondo. Ma è altrettanto vero che la maggior parte delle persone che comprano un libro per puro piacere fuggiranno spaventate a morte alla vista delle parole “iperbarocco” e “behavioristi.”
Non ci trovo niente di male nello sfottere chi dice cazzate. Ma non mi piace se chi lo fa invece di farmi ridere lo fa soltanto di per mostrare la propria superiorità (questa è la sensazione che ho avuto leggendo l’articolo). Non ci trovo niente di male a sfottere anobii che, visto da un certo punto di vista, è anche una specie di luogo dove la gente si esibisce, uno youporn della letteratura. Ma non mi piace quando chi lo fa ne è membro (un membro che comunque ci tiene a sottolineare la sua superiorità. La controlibreria: io di libri ne ho letti tanti, ma non vengo certo ad elencarli tutti qui. Vi meritate solo quelli più brutti.) e riempie il suo spazio con numerosi link al suo blog.
Il fatto è che ho capito perché leggi libri pur sapendo già in partenza che non ti piaceranno, ho capito perché non ti piace anobii. Quello che non ho capito è perché ti sei presa la briga di creare una libreria (operazione faticosa e poco divertente) e ci scrivi sopra. Il tuo atteggiamento (prendi il paragone con le molle, ti prego. Sono un uomo sensibile e sto male quando vengo preso a parolacce) è molto simile a quella tipologia di ragazze che si strusciano agli uomini, li fanno arrapare, ma non si sognano neppure di dargliela. E poi raccontano alle amiche per quale motivo li trovano brutti ed imbranati. (I giovani usano una parola per definire tali ragazze ma è troppo brutta. Forse ai tempi di Aristotele ne utilizzavano di più carine, ma purtroppo non ho studiato Aristotele.
Ripeto, non conosco bene i blog, internet e come la gente si comporta in questi mondi. Magari è lecito, e qui fanno tutti così.
Però non credo di aver sbagliato poi tanto a tirare fuori la parola ignorante (dal dizionario Demauro Paravia : colloq., maleducato, villano)
P.s.
In un primo momento mi sono stupito della piaggeria con cui scrivevano altri membri di anobii. Poi, leggendo meglio il tuo blog ho capito. Sei addirittura giudice in concorso. Che forse questi tizi hanno aspirazioni letterarie? Boh, il mio massimo rischio è che tu metta qualche pollice verso ai miei commenti su anobii.
P.p.s
Per me è faticoso seguire la discussione. Ed è ancora più faticoso scrivere le risposte. Quindi vi lascio l’ultima parola. La mia carriera di blogger è finita qui.
10 novembre 2007 alle 21:31
simo: guarda il resto non m’interessa perché si commenta da sè (peraltro che io fossi giudice in un concorso si è saputo solo ieri, ma la malafede di chi non ha argomenti è direttamente proporzionale alla sua arroganza, si sa), ti rispondo solo sulla tua affermazione “chi ama Moccia (…) potrebbe trovare molto più utile il commento di qualcuno che considera Il Grande Gatsby (che tra l’altro adoro anche io) datato, o addirittura palloso, piuttosto di quello che mi racconta che “il libro termina quando la parabola drammaturgica del narrato si è conclusa””: che presa di posizione sarebbe la tua?
Uno che ama Moccia e forse potrebbe trarre qualche vantaggio a leggere Gatsby, in nessun modo può trovar utile il commento di uno che definisce il libro datato o palloso, perché così non se lo legge. Non mi pare si debba essere scienziati per capirlo. Certo poi uno è libero di farsi consigliare o sconsigliare i libri da chi gli pare, così come io sono libera di sfottere un po’ chi esprime giudizi campati in aria, anche se fosse solo perché ho del tempo da perdere e non mi va di cercare modi migliori per impegarlo.
Pari a patta. Anzi no, hai perso te, la buona occasione per tacere
10 novembre 2007 alle 21:37
Non credo che un blog in cui leggo generalmente commenti di persone che evidentemente si conoscono possa raccontare alcunché a una persona che non lo frequenta spesso. Immagino che Simo non stesse parlano con me quando ha nominato la piaggeria, ma poichè mi ha citato mi prendo la briga di rispondere…
Il blog esiste da prima che Seia parlasse del concorso… Io l’ho scoperto incavolandomi un po’ con un suo commento su Carver, e sono così incavolata che è il primo blog che apro tutti i giorni… facendomi un sacco di risate. Sono quasi sempre in disaccordo con ciò che scrive Seia sui libri, anche perché guardando la mia libreria su aNobii si può capire che sputa quasi sempre sui miei autori preferiti.
Ma non posso onestamente negare che lo faccia con cognizione di causa. Anzi, mi diverte e trovo utile la sua controlibreria molto più della mia. Se non altro i suoi consigli permettono di risparmiare soldi e tempo per leggere libri che magari mi attirano solo per la copertina!!!
Quindi non è per piaggeria (non parteciperò al concorso dove sarà in giuria… La dimensione racconto mi è ostica. Preferisco il romanzo o al limite i soggetti e le sceneggiature cinematografiche, quando decido di partecipare a concorsi…) che mi permetto di scrivere che il suo commento non ha niente di scandaloso o di fastidioso per chicchessia. Fa parte dei rischi in cui può incorrere chi vuole per forza mettere a disposizione del mondo il suo pensiero.
Punto e basta (mi perdonino Simo e Seia, ma passavo di qua, non avevo niente da fare e mi sono permessa di rispondere…
10 novembre 2007 alle 21:37
se a trentadue anni ci si sente venerande.
cosa dovrei dir io, di tredici più grande?
spero, giuliana, che queste righe ti caramellino i pensieri
immalinconiti, noto, dall’astinenza da ’sentieri’.
‘vi prego, non abbandonatemi così’
l’ultima donna che a me si rivolse in tal guisa
mi fece scappar veloce verso una divisa;
e se accertar vorreste di tal vicenda vera
chiedere dovreste alla legion straniera.
‘è una sofferenza vedere che i commenti a questo post sono terminati’
finiti non son, giammai!
continuerem, con i di seia lai.
ma se vorrà la castellana di questo blog ambito
continueremo ’sti post pure all’infinito.
(che tocca fare per salvare il sorriso di una donna traviata dalla madre che la costringeva a vedere ’sentieri’ alla tv…)
affettuosità
g.
10 novembre 2007 alle 21:50
giuliana: sono certa che simo non si riferisse a te, a dire la verità non so a chi si riferisse, ma forse non sa che davide è il mio fidanzato e che se non mi difendesse dai cattivi commentatori si ritroverebbe single
e come ho detto più volte, spesso quello che m’irrita o non mi piace, mi attrae irresistibilmente.
Poi davvero la mia controlibreria è puro divertimento, ci sono libri che trovo pessimi e di cui non ho tempo di scrivere e allora mi piace metterli lì per esprimere dissenso
Per esempio su Carver, io non voglio aver ragione, ma pretendo che chi si confronta con me su questo autore mi porti argomenti, non giudizi soggettivi o emozioni, perchè di gusti non serve parlare, ognuno c’ha i suoi e io li rispetto, la critica è un’altra cosa però e chi non capisce questa cosa, chi non si rende conto che una critica a uno scrittore che si ama non è un attacco personale a cui rispondere con l’artiglieria ha qualche problema da risolvere. Io e Davide per esempio siamo in disaccordo su molti autori, proprio agli antipodi a volte, ma ci sposiamo lo stesso
Su anobii non si fa critica, d’accordo, anche se certi giudizi sono francamente supponenti senza cognizione di causa, ma si scrivono tante stronzate e mi divertiva sottolinearle, poi non mi pare di aver insultato qualcuno e prendere un commento PUBBLICO e evidenziarlo non mi sembra nemmeno una gogna mediatica. Rilassiamoci.
In realtà il problema è questo: ci si prende tutti maledettamente sul serio e soprattutto in rete, la possibilità di aprire un blog o un sito, consente a tutti di sentirsi “autori” – e nessuno è più permaloso di un “autore” – ci si sente caricati da un’autorevolezza che non si è conquistata sul campo ma a forza i ingressi del contatore o di commenti chioccianti. Questo vale anche per chi il blog non ce l’ha: il fatto di non averlo anzi acuisce il senso di indipendenza intellettuale, spinge a sentirsi super partes, come se ci fossero davvero delle parti da prendere.
Hai scritto una puttanata? Non ho di meglio da fare e te lo faccio notare, poi magari posso anche trovare deleterio che tutti ci si improvvisi critici, scrittori, giornalisti ma non è quello che conta, ciò che conta è che s’invochi il reato di lesa maestà se critichi il lettore medio: lui che non ha interessi in gioco, lui che non prende soldi per dire le sue stronzate sui libri, lui che non ha amici scrittori, lui che non sa quello che dice ma deve dirlo e nessuno lo può corregere, contraddire, sfottere un po’. E poi se tu, arrogante, snob, maleducata, lo critichi lo stesso, ti becchi decine di anonimi che non hanno problemi a darti della snob, maleducata, arrogante o a criticare i tuoi tulipani senza rispondere sul merito, senza argomentare, perché così come non sanno parlare di libri e manco li sanno leggere, allo stesso modo non sanno condurre una discussione civile e costruttiva.
Per questo io direi che sarebbe meglio per loro, chiudere i libri, spegnere i pc e imbracciare una vanga (ma mica perché il lavoro della coltivazione del terreno o della cura dell’orto sia una cosa di poco conto, ma solo perché l’esercizio fisico fa arrivare sangue al cervello e magari aiuta).
giuse: dovresti dedicarti ai versi
E comunque dovresti provare a salvare pure mia madre da Sentieri!
10 novembre 2007 alle 22:08
pure tua madre?!?!
una alla volta, una a l l a v o l t a, u n a a l l a v o l t a,
per catitààààààààà!!!!!!!
tengo un’età, un pò di calmezza per favore.
per seia: perchè se da pieno c’è pienezza, da dolce c’è dolcezza, da piano NON c’è pianezza? da calma NON c’è calmezza? ecc.
son mesi che me lo domando…
affettuosità
g.
10 novembre 2007 alle 22:13
giuse: non lo so, ma a me calmezza mi piace parecchio, per cui se vuoi iniziare una campagna per farlo inserire nel vocabolario, io ci sto! Picchettiamo l’Accademia della Crusca o facciamo un sitting sotto casa del signor Devoto-Oli!
10 novembre 2007 alle 23:42
Ummama, quando attaccate qui non finite mai, eccheccazz. SEIA, AMMETTILO AL MONDO: SEI STRONZA, MOSTRO E PRESUNTUOSA, FAI OUTING!
@davide ellepuntata malesi: “un critico umile sarebbe come un chirurgo che ha paura del sangue”. Io conosco uno che appartiene alla seconda categoria. Pensa che una volta ha vomitato nel torace di un tipo, per paura del sangue.
Ah, ma ho notato che quando c’è una polemica ti piace proprio citare il De Mauro Paravia (magari punto ittì).
11 novembre 2007 alle 00:20
bene, allora è deciso:
si raccolgono adesioni per inserire ‘calmezza’ nei vocabolari.
avanti popolo.
g.
11 novembre 2007 alle 12:05
@Seia: la mia difesa alla tua contro-libreria e al tuo post è infatti una difesa del mio diritto a divertirmi mentre lo leggo!
Da quando ho un’ADSL e passo un po’ del mio tempo libero (e pure di quello da usare per faccende più impegnative, ma il cazzeggio è sempre in agguato…) in rete ho trovato un mondo che mi era estraneo. Soprattutto ho scoperto che è pericoloso usare a casa propria ironia e sarcasmo senza specificare all’inizio dei post ‘ragazzi, tutto ciò che state leggendo vale per i prossimi 5 minuti, domani me ne sarò già dimenticata’. Pare che ci sia sempre e comunque qualcuno pronto ad offendersi se tu non sei fatto a sua immagine e somiglianza… Eccheppalle.
Quindi meno male che qualcuno tiene una contro-libreria e scrive qualcosa di politicamente scorretto, anche su Carver, e persino sulla Trilogia della città di K., perché no? Tanto per citare qualcun altro invece di quel poveraccio ormai defunto…
@Giuse: la maledizione di Sentieri ha colpito persone insospettabili… Pensa che mio padre quando è andato in pensione ha cominciato a vederselo, dopo averlo definito ‘l’anticamera del manicomio’ per anni. Mi rendo conto che si tratta di un chiaro caso di demenza senile, ma ti consiglio di meditarci sopra!!!
11 novembre 2007 alle 12:06
Su calmezza… Rifletterò.
24 novembre 2007 alle 21:54
certo che lo leggo il Grande Gatsby, è nella mia lista desideri (non anobiiana ma vera) da molto tempo…
e probabilmente rileggerò anche Lady Chatterley: c’è qualcosa che mi da fastidio nel tono anche se mi rendo conto che potrebbe essere visto come “protofemminista”, ma voglio esserne sicura.