Se una mattina d’inverno un editore…
Francesca mi telefonò verso le nove di sera. Avevo cenato con delle sarde marinate che avevo messo in frigo il giorno prima, e stavo lavando i piatti. Ingoiai l’ultimo sorso di vino e misi a mollo anche il bicchiere, poi mi allungai e afferrai il cellulare dal tavolo.
“Ce ne hai messo a rispondere”, disse.
“Ciao. Non era un momento opportuno”, risposi.
“Avevi una donnaccia per le mani?”
“Come ti permetti? In casa mia entrano solo signore di classe”.
Rise, e mi sembrò di vedere le sue fossette scavarle un po’ le guance.
“Capisco”, disse poi. “Una più una meno, ti va di aggiungermi alla lista per stanotte?”
“Fammi pensare. Sì”.
“Grazie maestro. Ci vediamo fra mezz‟ora”.
“Ti aspetto. E vorrei farti presente che donnacce lo diceva mia nonna, un secolo fa”.
“Tua nonna la sapeva lunga”, rispose, e riattaccò.
Finii di pulire in cucina e andai a gettare uno strofinaccio ormai fradicio in mezzo ai panni sporchi, poi mi versai un bicchierino di grappa. Avevo conosciuto Francesca quattro anni prima. Ogni tanto accompagnava suo nipote Ettore a scuola, ed era la zia con le gambe più belle che avessi mai visto. Non immaginavo che mi avrebbe fatto gli occhi dolci, mi ci era voluto un po’ ad accorgermene. Avevamo cominciato a uscire insieme, e non avevo mai smesso di trovarla affascinante, e spiritosa. Metà del suo guardaroba era da tempo nel mio armadio e in aprile, quando aveva compiuto quarantacinque anni, le avevo regalato un piccolo anello di oro rosso che era appartenuto a una specie di principessa francese del ‘700, almeno a sentire l‟antiquario che me lo aveva venduto.
“E‟ una proposta di matrimonio?”, mi aveva chiesto Francesca con il suo tono allegro e guardingo.
“Meglio ancora. E‟ un gesto d‟amore”, le avevo risposto.
Questo brano è tratto da un manoscritto bellissimo in cerca di editore. Stiamo valutando delle proposte, ma secondo me merita parecchio di più perché è un romanzo divertente, originale, ironico e anche commovente in alcune parti , e poi il suo protagonista, cinico quanto basta e tenero quel pizzico necessario e sufficiente a perdonargli quasi ogni cosa, è un tipo che uno vorrebbe conoscere davvero per potergli telefonare quando gli gira (cit. in omaggio, ovviamente). E ditemi se non ho ragione leggendo questo brano! Quindi ho pensato che non sempre è Maometto che deve andare alla montagna, ma la montagna può ben muoversi in casi straordinari per cercare Maometto e io le facilito le cose rendendole – pubblicamente – nota l’esistenza di questo inedito da non lasciarsi scappare.
Dunque, per chi - possedendo (o lavorando per) una casa editrice che paga dei begli anticipi, cura i suoi scrittori come si deve e riconosce sempre i diritti sulle copie vendute – volesse saperne di più: parliamone! Sapete dove trovarmi.
(No, non ho cambiato mestiere e non faccio l’agente letterario ora, ma proprio perchè continuo a leggere e scrivere di libri, e mi passa sotto gli occhi così tanta monnezza edita o inedita, ora che ho per le mani questo manoscritto che ho amato molto, voglio vederlo in libreria e sui giornali, il più presto possibile).
8 febbraio 2010 alle 10:07
ah, ecco, te l’avevo chiesto sul tumblog, se adesso fai pure l’agente letterario…
8 febbraio 2010 alle 10:08
Infatti stavo per risponderti: leggi il blog
8 febbraio 2010 alle 12:32
ma l’autore è quello lì?
8 febbraio 2010 alle 12:34
A parte che non so chi sia “quello lì”, l’autore è top secret al momento
8 febbraio 2010 alle 20:11
Mi hai intrigato assai. Aspetto notizie.
8 febbraio 2010 alle 20:12
Spero di potertele dare presto
9 febbraio 2010 alle 09:25
io l’ho capito chi è, ma non lo dirò a nessuno: giuro! (forse lo dirò alla mia vicina americana o agli olandesi che incontro al parco, chiedendogli di mantenere il segreto)
9 febbraio 2010 alle 09:42
Alessandra: grazie per la discrezione internazionale, ma non barare! Tu lo sai perché te l’ho detto io!!!
Anche se probabilmente l’avresti riconosciuto lo stesso.
12 febbraio 2010 alle 17:23
Pare un segreto di Pulcinella, ’sto autore…
Comunque ho notizie.
12 febbraio 2010 alle 17:25
In effetti…
Se potessi ricevere visite di direi che sai dove trovarmi per darmi le notizie e ti aspetterebbero anche dei muffin appena sfornati, non potendo come sai. Utilizziamo la freddezza del mezzo virtuale. Ma dammele che sto in ansia!